Bisogna aver cura delle parole

Lettera al Direttore inviata al Giornale di Brescia

Viviamo in un’epoca in cui chiunque può appropriarsi di una parola, utilizzarla e deformarla fino a modificarne completamente il significato originario. Interessi più o meno legittimi spingono all’uso di parole che abbiano un certo appeal verso il pubblico e grazie al marketing e alle tecniche comunicative si usano, si sfruttano e si plasmano per farle diventare una foglia di fico utile a rendere appetibili prodotti spesso poco attraenti.

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La politica è una cosa bella

La Politica è di per sé una bella cosa. Nasce, come tutte le cose, pulita. Poi si sporca, ma a sporcarla sono gli uomini.
La perversione che nasce dagli obiettivi non dichiarati rende la politica astiosa, poco interessante e lontana dal popolo.
La Politica è un mezzo e non un fine. E’ il mezzo per tendere alla felicità dell’uomo, non certo l’oggetto per garantire l’ilarità a pochi individui.
Quando si fa Politica bisogna avere il coraggio delle proprie idee. Vanno sostenute e spiegate, e se serve vanno pure modificate nel momento in cui ci si rende conto che sono sbagliate.
E questo va fatto mettendoci la faccia, sporcandosi le mani, vivendo la vita di coloro per i quali lavori tutti i giorni, ascoltandoli mentre li guardi in faccia.
Qualsiasi altra strada, specialmente quando vuole essere una scorciatoia, è il modo sbagliato di fare politica.

Non si lascia la partita perché si stanno prendendo troppi goal!

Intervento all’Assemblea Congressuale di Brescia del 4 febbraio 2017

Il mio vecchio professore di Italiano, molto tempo fa mi insegnò che la verità sta nel mezzo. Nessuno può essere portatore della verità assoluta per il semplice fatto che la verità assoluta non esiste. Esistono le verità, che spesso si incrociano e che possono coincidere o contrastare tra loro. Questo è ancor più vero in politica.

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La decisione

Ieri ho preso una decisione. Come capita a tutti noi, ogni giorno.
Nulla di speciale.
Ieri, questa decisione, da qualcuno non è stata capita, altri non l’hanno approvata. Alcuni non hanno nemmeno inteso che si trattasse di ciò che è. Altri ancora hanno capito benissimo e si sono silenziosamente beati del futuro che verrà.
Capita a tutti noi, ogni giorno. Nulla di speciale

Emendamento, per una nuova sinistra

C’è qualcosa di fantastico in quello che sta accadendo in questi giorni.

Non mi faccio illusioni, lo dico subito. Però non posso non registrare, con soddisfazione, ciò che sta accadendo in questi giorni.

Migliaia di persone sparse in tutta Italia, e in molti paesi del Pianeta, stanno scrivendo il documento che li identificherà politicamente.

Un percorso,estremamente partecipativo, quello che sta vedendo la nascita di Sinistra Italiana,  con il quale chiunque può tentare di scrivere un pezzo dell’identità del Partito che verrà.

Ci sono partiti in cui uno decide cosa essere e cosa pensare, partiti dove società private scrivono statuti e regolamenti blindati e immodificabili, ci sono partiti che fanno del virtuale la loro essenza e non conoscono il senso ed il significato di un confronto congressuale. Ci sono questi e poi c’è chi come noi, con mille difficoltà, cerca di seguire altre strade. Strade fatte di partecipazione, incontro, confronto, conflitto e comunità.

In queste settimane sono stato impegnato, assieme ad un gruppo di Compagne e Compagni, a scrivere un emendamento al documento che sarà la nostra carta d’identità. E’ piaciuto e abbiamo raccolto a sostegno molte più firme di quelle che servivano per poterlo presentare. Sarà votato durante il Congresso che si terrà a Rimini a metà febbraio. Se sarà sostenuto dalla maggioranza diventerà parte integrante del nostro Partito.

Come noi, molti altri stanno scrivendo il proprio futuro politico: 88 pagine di emendamenti che sono l’indicatore della vitalità della mia comunità politica.

Perché ti racconto tutto questo?

Perché penso che tutto questo sia inusuale e al contempo fantastico. E merita d’esser condiviso e conosciuto.

Decrescita e Sud del mondo

Lo sviluppo e la crescita economica di cui l’Occidente ha goduto e sta godendo, si sono raggiunti anche grazie al continuo sfruttamento dei paesi del Sud del mondo, controllati e gestiti con la chimera dell’occidentalizzazione delle società e, nel periodo più recente, dell’esportazione della democrazia. Paesi a cui è stato impedito, grazie ad un moderno colonialismo, di seguire una propria strada di sviluppo, al fine di poterli utilizzare quali fornitori di manodopera a basso costo, o come fonte di materie prime da depredare a vantaggio dei paesi industrializzati. In tempi più recenti sono diventati la pattumiera dell’occidente, attraverso immense discariche a cielo aperto, con conseguenze disastrose sia per gli abitanti che per l’ambiente di quelle zone. Senza contare del fenomeno del land grabbing: secondo le stime della Banca mondiale il fenomeno ha coinvolto fino a 80 milioni di ettari nel Sud del Mondo dove le multinazionali prendono in affitto enormi appezzamenti a prezzi irrisori per investire in agricoltura e biocarburanti.

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