Spiedo, quello solidale aiuta anche ad imparare

Questa non vuole essere una guida sullo spiedo, ma più semplicemente una cronaca – parte 1

spiedoGiovedì 5 gennaio si è svolto nella palestra comunale lo Spiedo Solidale organizzato dalla Polisportiva di San Felice.

Una importante e lodevole iniziativa a  favore delle popolazioni del centro Italia colpite dal sisma.

Lo spiedo è stato preparato dal Gruppo Alpini di San Felice del Benaco con la supervisione del capogruppo Dino Capello.

Per quanto mi è stato possibile ho cercato di dare il mio umile contributo: pelare le patate, preparare il “mumbulì” e altro ancora.

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GardaUno Ricicla: una app che aiuta

GardaUno Ricicla, l’app che ti aiuta con i rifiuti

GardaunoHo potuto riscontrare che pochissimi cittadini di San Felice del Benaco conoscono l’interessante applicazione “GardaUno Ricicla” per smartphone messa a disposizione proprio da Garda Uno.

Si tratta di un’utile app, scaricabile gratuitamente (iOS e Android) da app.gardauno.it che permette di ricevere comodamente sul telefono una serie di informazioni che possono semplificare la gestione casalinga dei rifiuti.

Un calendario aggiornato in tempo reale che ci avvisa, con un messaggio, quando bisogna esporre i rifiuti.

Se non sai se le ossa vanno nell’umido o nel secco, niente paura perché con una semplice ricerca nell’ABC dei rifiuti avrai subito la tua risposta.

Dislocamento dei contenitori e centro di raccolta, grazie a questa app, non avranno più segreti (orari d’apertura, dislocamento e istruzioni per l’accesso).

L’app permetterà di ricevere anche messaggi relativi ad eventuali impedimenti alla raccolta e le news di Garda Uno.

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Auguri, con le braccia allargate per costruire ponti

Auguri! Lavoriamo per un 2017 che ci permetta di restare umani.

auguriAuguri a te che mi leggi e alla tua famiglia per un sereno Natale ed un proficuo 2017.
Per molti il 2016 è stato un anno difficile, ma solo il nostro impegno quotidiano può aiutare a rendere il prossimo un anno migliore.
?La comprensione delle difficoltà che la vita riserva a chi ci vive accanto, assieme all’impegno per rimuovere ogni ostacolo che divide, potranno essere la soluzione per rendere questo un mondo in cui è ancora possibile restare umani.
Auguri, e un sincero abbraccio!
Simone
“Io vedo che, quando allargo le braccia, i muri cadono. Accoglienza vuol dire costruire dei ponti e non dei muri.”
“L’indifferenza è l’ottavo vizio capitale.”
Don Andrea Gallo

Provinciali 2017: nasce Provincia Bene Comune

La vera alternativa si presenta alle provinciali con una lista autonoma

provinciali

Alle provinciali abbiamo deciso di correre da soli. Questo ormai alcune settimana fa e, in quel momento, l’esito non era scontato.

La decisione è stata presa in un momento in cui tutti eravamo particolarmente impegnati. La campagna referendaria e lo scioglimento della principale forza politica a sinistra del Partito Democratico erano i due fronti sui quali stavamo riversando tutte le nostre poche energie.

Lo scoglio della raccolta delle firme ci sembrava quindi insormontabile, impossibile da ottenere.

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Proviamo a ripartire con questo blog

Tenere un blog è una cosa seria, e io voglio provarci. Di nuovo!

BlogPiù volte ho deciso di chiudere questo blog, ma sempre sono tornato sui mie passi.
Tenere un blog è una cosa seria ed impegnativa e non sempre c’è la voglia ed il tempo per farlo. E’ anche vero che per alcuni – pochi in realtà – questo blog è  una fonte di confronto.
Sono quasi 11 anni che lo tengo aggiornato, con periodi proficui e altri meno. Proprio quest’anno il blog ha un po’ sofferto e avevo deciso di chiuderlo definitivamente.

Un blog, però, è come un pezzo di te stesso che non puoi amputare. Mi capita spesso di tornare a leggere vecchi articoli e rendermi conto di quanto io sia cambiato in questi anni. Comprendere chi eri e accorgersi che sei cambiato, e spesso cresciuto, è positivo. Non sempre hai uno strumento che ti permette di fare certe valutazioni. Non sempre hai una memoria storica di ciò che dici e pensi, perché spesso i tuoi vecchi pensieri e desideri sono un po’ annebbiati dalla vita quotidiana e dalla fatica di andare avanti.

No, non posso chiudere “rosso di sera…” e allora cosa fare? Prima di tutto studiare. Come dicevo tenere un blog è una cosa seria e quindi lo si deve fare bene. Devi decidere di cosa parlare e quale struttura impostare. Come diffondere e condividere i tuoi articoli. Ho letto molto in queste settimane e ho scoperto un mondo molto diverso da quello che io ero abituato a vivere.

Un po’ mi mancava non scrivere (male!) e quindi ho deciso di riprenderlo in mano, semplificandolo. E di molto! Semplificato e aperto ai contributi di chi lo riterrà.

Bene! Ripartiamo con questa nuova avventura.

Tsipras o Shultz?

chiocciolaC’è bisogno di un cambio di passo per portare l’Italia, e l’Europa, fuori dall’austerità, dal liberismo, dalle “larghe intese”, dallo strapotere della troika; per risanare la perdita dei diritti, per arginare il continuo impoverimento delle classi deboli; per pianificare e gestire l’immigrazione e l’emigrazione.

C’è bisogno di un cambio di passo per disegnare una nuova Italia, e una nuova Europa, sganciata dalla tecno-burocrazia e dalla finanza, spostando la centralità dell’agire politico sulla società con i sui bisogni e le sue aspirazioni.

Nelle settimane pre-congressuali mi è capitato più volte di leggere articoli, commenti e assistere a dibattiti che volevano ribadire l’opportunità, se non la necessità, di garantire un sostengo a Schultz o a Tsipras.

Ho trovato spesso questi dibattiti privi di contenuti veri. Dettati, il più delle volte, dalla necessità di trovare una collocazione per il proprio sentire politico. L’esigenza, quasi fisica, di individuare una “casa europea” ha preso il sopravvento sull’analisi delle questioni politiche.

Una analisi che dobbiamo necessariamente fare per raggiungere la consapevolezza di quale sia la cosa migliore da fare per il nostro partito.

Ma quindi Tsipras o Shultz?

Rispondo: nessuno dei due, ma una nuova via da tracciare e percorrere consapevolmente.

Ritengo, forse a torto, che ci sia una sopravvalutazione di Tsipras e di ciò che rappresenta, così come colgo importanti contraddizioni nell’agire di Shultz.

L’ottimo risultato elettorale ottenuto in grecia da Syriza non può automaticamente portare la politica di questa formazione, seppur condivisibile in larga parte, a divenire modello esportabile in Europa. Ciò che ha portato Syriza ad essere il secondo partito greco è legato più alla necessità di una radicalizzazione del conflitto sociale, oggi molto sentita dal popolo greco poichè in estrema difficoltà ed in condizioni che nemmeno a noi sono chiare fino in fondo, più che ad una piena condivisione del progetto politico. Non è un caso che anche forze di estrema destra, come Alba Dorata, siano riuscite ad entrare, in un primo momento, nel parlamento greco grazie al loro successo elettorale.

In Syriza, così come nel GUE, sono presenti forze che si rifanno alle vecchie tradizioni comuniste con idee la cui forza propulsiva è stata ampiamente superata dalla storia e non possono trovare completamento nella società attuale, in quanto gabbie ideologiche che impediscono un ammodernamento dell’elaborazione politica. Anche quest’ultimo aspetto è una dimostrazione pratica dell’impossibilità di considerare questa forza politica come progetto europeo attuabile.

Dall’altra parte il partito socialdemocratico di Schultz oggi governa con la CDU di Angela Merkel, prima sostenitrice dell’austerità che sta attanagliando i paesi europei. Molte, troppe le similitudini con quanto accade nel nostro Paese.

Esiste una concreta possibilità che le “larghe intese” diventino un leit motiv nell’intero continente, magari adducendo la scusa dell’avanzata del radicalismo di destra e di sinistra, dell’antieuropeismo e dell’impossibilità a governare per traghettare l’Europa fuori dalla crisi.

Il punto che unisce queste due anime della sinistra europea è il giudizio positivo che mantengono sullo sviluppo e sopratutto sulla crescita basata sul rilancio dei consumi. Crescita da garantire attraverso gli strumenti classici che l’economia propone. In sostanza nessuna delle due forze mette in discussione proprio quegli elementi che poi sono la vera causa di quella che oggi ostinatamente continuiamo a chiamare “crisi”.

Oggi non stiamo vivendo un periodo di crisi economica. Oggi stiamo vivendo un periodo economico stazionario dettato dal liberismo e dal capitalismo che hanno trovato, in questa, la loro ultima forma espressiva.

Considerare il capitalismo come un’entità statica nel tempo è l’errore che la sinistra radicale ancora oggi compie. Il capitalismo sa riorganizzarsi continuamente, in un moto costante e rapido, sfruttando le molte opzioni offerte dal liberismo e dalla globalizzazione.

Mettere in campo le tradizionali azioni e strategie per il rilancio dell’economia non porterà ad una sua crescita, ma ad un incancrenimento della situazione di disagio delle classi più deboli.

In questa prospettiva è chiaro come la via del radicalismo europeo, così come quella socialdemocratica, mostri tutta la sua debolezza ed oggi ancor di più l’impossibilità a diventare strumento reale di lotta sociale. Servono nuove forme di contrasto verso il capitalismo.

Va quindi definita una nuova strada. Una collocazione che non può essere tra Schultz e Tsipras, come auspicato da Vendola, ma deve essere altra cosa. Una collocazione da definire perché non presente nel quadro politico nazionale ed europeo. Una collocazione che faccia propria una parola d’ordine: austerità.

Non l’austerità eretta a religione da Monti, Merkel e dalla troika, ma quella di berlinguerliana memoria.

Austerità, quella dei discorsi di Berlinguer di fine anni settanta dello scorso secolo, che oggi – con le dovute trasposizioni temporali – presenta notevoli assonanze con la corrente di pensiero che viene chiamata “Decrescita”. Non a caso lo statista sardo viene oggi considerato, a ragione, un precursore del pensiero decrescente.

La decrescita è un progetto politico che affonda le sue radici nella critica incondizionata al consumismo e quindi è di fatto un movimento che mette in discussione il liberismo ed il capitalismo anche nelle sue formule più edulcorate, che oggi trovano largo consenso dietro la “foglia di fico” dello “sviluppo sostenibile”.

Questa sua natura anti-capistalista pone il pensiero decrescente a sinistra. Su questo non c’è dubbio.

Dire, come fanno alcuni, che la decrescita non è né di destra né di sinistra è non voler riconoscere – o non voler comprendere – quale sia il suo vero messaggio sociale, ponendosi di fatto al di fuori della logica politica.

Questo pensiero trova uno dei suoi punti di forza nel fatto che, al contrario del pensiero di sinistra tradizionale – e marxista in primis –, la resistenza anticapitalistica non è prerogativa di un solo soggetto antagonista identificabile con un’unica classe sociale, ma si costituisce in una prassi trasversale a diversi gruppi sociali, compresi quelli che, nella tradizione politica, sono vicini al capitalismo. La Decrescita riesce a radunare e organizzare omogeneamente, attorno alla centralità del sistema ambientale ed ecologico, le spinte e le necessità provenienti dalla società occidentale. Rappresenta quindi l’unica via percorribile per una vera lotta contro il liberismo e il capitalismo.

Lotta al liberismo che trova concretezza anche grazie al rifiuto dello sviluppo, nella sua accezione capitalistica.

Rifiuto dello sviluppo che diventa l’unica prospettiva credibile per rendere coerenti le lotte sociali in corso, ad esempio sostenendo le ragioni di opposizione alle grandi opere nel nostro Paese.

La Decrescita mette in discussione l’Europa, così come la conosciamo.

Non più formata da Stati, ma composta da autonomie territoriali fino ad ipotizzare un continente delle bioregioni. Queste ultime sono entità interconnesse tra loro, che basano la loro formazione e la loro operatività sulla sovranità energetica, alimentare, economica, politica e industriale.

Senza entrare nel dettaglio delle molte proposte provenienti da questa dottrina, mi preme però ricordare a questa particolare platea che la Decrescita scardina l’immaginario collettivo anche per quanto riguarda tematiche complesse come il lavoro.

Non si parla più genericamente di “occupazione” ma di “occupazione utile” ovvero di quell’occupazione orientata alla riduzione degli sprechi e quindi alla ristrutturazione energetica dell’edilizia, energie rinnovabili, riduzione dei rifiuti, filiere corte alimentari e industriali, in un’ottica territoriale, distrettuale. Meno trasporti, meno costi, meno sprechi.

E’ chiaro quindi come la Decrescita si ponga al di fuori degli schieramenti europei classici e per questo motivo ritengo sterile il dibattito in corso in merito al posizionamento di Sinistra Ecologia Libertà.

Ritengo invece possa essere più edificante, efficace e proficuo provare a dare gambe politiche alle posizioni della decrescita, sviluppando l’elaborazione teorica in azioni concrete.

Il nostro partito deve trovare il coraggio di proporre un’alternativa credibile. Un’alternativa che si deve creare partendo proprio dal pensiero politico che nasce dalla Decrescita.

Perché dobbiamo utilizzare il termine Decrescita

pieter_bruegel_the_elder_018_giochi_di_bambini_1560L’improvviso interesse che la Decrescita ha suscitato nell’opinione pubblica ha dato vita ad un inaspettato dibattito sui suoi contenuti.
In questi giorni riflettevo in merito alle sollecitazioni provenienti da più parti sull’opportunità di utilizzare il termine “decrescita”, parola che si accompagna da sempre ad un certo disagio.
In un recente articolo pubblicato su “Il Fatto Quotidiano” il Prof. Fabio Sabatini mette in evidenza alcune argomentazioni psicologiche che dimostrerebbero come la perdita di ricchezza crei sofferenza anziché felicità, così come la perdita di ricchezza crei un dolore più intenso rispetto alla soddisfazione portata dal guadagno.
Il prof. Sabatini proponeva queste posizioni per dimostrare come la decrescita non possa essere mai felice.
Ritengo tuttavia che questi studi, che trovano conferma anche nel confronto quotidiano con le persone che ci vivono accanto, siano viziati dai dogmi posti a pilastro della nostra società dall’economicismo occidentale, così come perfettamente descritto da Serge Latouche (1).

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Tre modi per (non) parlare di Decrescita

mara-carfagnaRiporto il mio breve intervento all’interno dell’evento “La Decrescita Felice, opportunità per uscire dalla crisi“.

In Italia si parla di “Decrescita”, intesa come corrente di pensiero, da almeno un decennio ma solo nelle ultime settimane l’abbinamento di questa parola all’aggettivo “Felice” è entrato di forza nel lessico politico. Tutto ciò grazie al sorprendente risultato elettorale del Movimento 5 Stelle, che ne ha fatto propri alcuni punti. Non che idee simili o addirittura uguali a quelle proposte da Grillo, non siano presenti nei programmi di altre forze politiche (penso all’estrema sinistra parlamentare), ma nessuno mai aveva fin qui avuto il coraggio di utilizzare apertamente, in un programma elettorale, il termine “Decrescita”.
Comunque sia, oggi finalmente se ne parla. Tuttavia nel dibattito che ne è scaturito, per faziosità o per ignoranza, la Decrescita è stata definita nei modi più disparati ed imprecisi.
Senza poi contare che i media spesso hanno cercato di parlarne con il chiaro intento di evidenziare i punti di debolezza, oppure per descrivere la Decrescita come un’idea bislacca coltivata da brizzolati figli dei fiori.
Ritengo siano sostanzialmente tre i modi per parlare in modo impreciso di Decrescita.

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Nuove Municipalità : una sfida per il futuro

Un nuovo riassetto territoriale dello Stato attraverso l’istituzione delle Nuove Municipalità.

Buon-governo1Stiamo perdendo una grande occasione.

Il dibattito apertosi negli ultimi mesi circa la riformulazione territoriale di alcune Istituzioni, oggi più che mai raccontate dai mass media per gli scandali legati a cattiva gestione e allo spreco di denaro pubblico, langue ed a tratti pare essere mera propaganda politica.

Mi riferisco alla sorte a cui dovrebbero essere destinati Provincie e Comuni.

Con l’obiettivo dichiarato di eliminare sprechi e ridurre i costi della politica, da più parti si chiede la cancellazione delle Provincie e si vorrebbe spingere i Comuni più piccoli a consorziarsi.

Quello che in realtà sta accadendo invece è un timido ridimensionamento territoriale delle prime e un poco convinto tentativo di obbligare i secondi a trovare forme consociative.

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