Bernardo Caprotti è il patron della prima catena di supermercati del nosto Paese, la Esselunga.
Caprotti ha scritto un interessante libro intitolato "Falce e Carrello" per denunciare
come la politica, attraverso il “braccio armato” delle cooperative della Lega, è riuscita a mettere le mani anche sulla spesa degli italiani. (fonte:falcecarrello.com)
una denuncia forte sulla promisquità tra poteri politici di Sinistra e lega delle cooperative, con un particolare riferimento alla Coop, diretta concorrente di Caprotti.
Un mancato rispetto delle regole del mercato, quindi. Il non rispetto delle regole.
Ma esistono le regole del mercato (a cui io non credo) e le regole sindacali (a cui credo un pò di più).
Le prime sono aleatorie nel senso che non sono scritte da nessuna parte. Le seconde sono invece regole scritte, leggi dello stato.
Non rispettare le prime non sempre si commette reato. Non rispettare le seconde si commette un reato, sempre!
Ma non vi scrivo per recensire un libro.
Vi scrivo perchè venerdì 29 febbraio è successo, all’interno di uno dei supermercati della Esselunga, un fatto di una gravità inaudita.
Vi rimando alla lettura dell’articolo de "La Repubblica".
E’ ovvio che ne Caprotti ne l’azienda Esselunga sono coinvolti direttamente in questo affaire. Rimane il fatto che è successo all’interno di uno dei supermercati di questa catena della grande distribuzione.
Ma non vi voglio parlare nemmeno di questo.
L’attenzione dei media infatti si sta focalizzando, come accade spesso, su l’ultimo fatto tralasciando quello iniziale.
Riporto dall’articolo de La Repubblica
E’ il 2 febbraio: la donna, 44 anni, due figli di cui uno piccolo, un contratto part-time di 30 ore settimanali per poco più di 1000 euro netti al mese, soffre di problemi renali. Le capita di stare male, ma non le è consentito di andare alla toilette. Finito il lavoro "umiliata e piangente" va in ospedale dove, dice, le viene diagnosticata una cistite emorragica: 15 giorni di malattia la prognosi
Quanto accaduto viene spiegato meglio nel quotidiano Il Manifesto:
il 2 febbraio è stata costretta a pisciarsi addosso in cassa nonostante soffrisse di disturbi renali, patologia documentata da un medico
Verrebbe da pensare che alla Esselunga i lavoratori non vengono rispettati ne come tali ne come persone. Verrebbe da pensare che alla Esselunga i lavoratori vengono solo sfruttati. Verrebbe da pensare che alla Esselunga esista una sitema di terrorismo psicologico che sottomette i lavoratori.
Ma tutto questo dipenderà, se fosse vero, da pochi individui. Comunque sembra accada proprio all’interno di un supermercato della Esselunga.
Credo che una persona come il dott.r Caprotti saprà trovare la soluzione giusta per tenere alto il buon nome della sua azienda tirata su con tanti sacrifici.
Io mi aspetto, dal dott.r Caprotti, alcuni gesti forti: il licenziamento in tronco del dirigente che non ha permesso alla lavoratrice di recarsi al bagno; il sostengo materiale e totale delle spese che la lavoratrice deve sostenere sia in ambito sanitario sia in quello giudiziario nel caso fosse indetificato l’agressore. Ed ancora, l’istituzione di una fondazione o di un fondo per il sostengo delle donne maltrattate.
Tutto qui. Se così però non fosse io non andrò più a fare la spesa in un supermercato della Esselunga.
…..comunque dott.r Caprotti….alla Coop. queste cose non accadono. Mi dispiace.
foto: falcecarrello.com