Decrescita



3 set 10

Tutte le grandi aziende ne hanno già uno e utilizzano gli ampi spazi esterni dei loro palazzi per coltivare ortaggi e frutta che poi i loro dipendenti consumano a casa.

La sede della casa automobilistica Toyota a Georgetown, ad esempio, ha un enorme orto di pomodori e zucchine, mentre presso il quartier generale del grande magazzino Kohl, a Milwaukee, si coltivano bietole, spinaci e insalate.  Persino PepsiCo, il colosso alimentare da 60 miliardi di dollari specializzato nel cosiddetto cibo spazzatura ha creato al suo interno un corporate garden, rigorosamente biologico, coltivato dagli impiegati che alla fine della giornata tornano a casa con le borse piene di prodotti.

L’intento, spiegano diversi manager coinvolti in questi progetti, è tirare su il morale degli impiegati: per questo le compagnie che non possono permettersi aumenti salariali, viaggi premio e bonus, sono ricorse al nuovo benefit: il ‘corporate garden’, cioè l’orto aziendale. Questa tendenza, che fino a qualche tempo fa si era sviluppata solo in aziende in qualche modo più “dinamiche” come Google e Yahoo, ha ora contagiato centinaia di compagnie in tutto il Paese. Soprattutto quelle che hanno le sedi in un contesto metropolitano, che hanno persino realizzato degli orti sulle terrazze.

In Italia la tendenza non ha ancora preso piede, ma come conferma Sebastiano Venneri, vicepresidente di Legambiente, “una sensibilità verso le tematiche ambientali c’è già da parte delle grandi e piccole aziende. Ritengo che l’idea di realizzare dei corporate gardens sia utile, interessante e in linea con alcune politiche che le imprese mettono già in atto come la possibilità di fare volontariato ambientale, di partecipare alle escursioni e alle iniziative di pulizia degli spazi verdi, a cui tranquillamente potrebbe aggiungersi la coltivazione dell’orto”. Questa nuova tendenza nata negli Usa – conclude Venneri – è la spia della mancanza di un aspetto ‘naturale’ del vivere, che soprattutto nei contesti urbani rappresenta un handicap.
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23 ago 10

Andiamo sempre peggio e nessuno ne parla.

Mi riferisco all’uso della natura da parte dell’umanità. Ormai da molti anni la produzione annuale di beni da parte della Terra viene consumata prima della fine dell’anno. l’Overshoot Day è infatti il giorno in cui finiscono le risorse che la Terra ha prodotto per quell’anno.

A calcolare questa situazione che non può andare avanti per sempre è il Global Footprint Network, l’organizzazione internazionale che misura l’impatto dell’esistenza sulla natura, la quale ha calcolato che il giorno in cui avviene il “pareggio” nel bilancio tra produzione e consumo ogni anno arriva prima.

Da ieri, 22 agosto 2010, la Terra dovrebbe dichiarare la bancarotta ecologica ma ovviamente questo non è possibile e non è possibile nemmeno non bere e mangiare. Per sopravvivere l’umanità sarà costretta a forzare la mano alla Terra sfruttandone le riserve d’acqua dei depositi fossili (quelli cioè non alimentati dalle piogge),  intensivare il ciclo della pastorizia, incrementare la desforestazione a favore di nuovi pascoli e campi agricoli. L’uminità dovrà far finta di niente con la pesca intensiva rubando molto più pesce di quanto sia in grado di riprodursene.

Saremo costretti a saccheggiare la terra delle sue materie prime e di tutte le risorse naturali a noi necessarie. Tutto questo per permettere a noi occidentali di mantenere il nostro stile di vita.

Tanto per dare un peso alle cose:  perchè un italiano possa mantenere il proprio stile di vita sono necessarie 2,7 terre, per quello inglese 3,4 terre mentre per quello americano 5 terre. La media mondiale è di 1,5 terre.

La cosa è ormai insostenibile e va sempre peggio.

Il primo Overshoot Day è stato il 31 dicembre 1987. Nel 1995 si è verificato il 21 novembre mentre nel 2009 il 25 settembre.

Stiamo firmando cambiali che dovranno essere saldate dai nostri figli e nipoti. Non possiamo far finta di nulla. Non posso far finta di nulla.


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22 lug 10

Ne avevo parlato a marzo 2010.

Abbiamo chiuso ufficialmente la “Giornata Mondiale della Terra 2010“.

Riporto qui di seguito un breve report sull’attività svolta.

Riteniamo giusto chiudere l’eperienza 2010 dando alcuni numeri sull’evento web “Giornata Mondiale della Terra 2010”.

In sintesi i numeri che riguardano la nostra attività in rete sono: oltre 11 mila e duecento iscritti al gruppo facebook “Giornata Mondiale della Terra – internet action”, alcune migliaia al sito/blog che ha contato, solo nella giornata del 22 aprile 2010 circa 57 mila contatti.

Oltre 50 iniziative segnalate su tutto il territorio nazionale.

Il nostro gruppo  ha patrocinato alcune di queste iniziative tra cui citiamo:

  • Una cena a km 0 e a lume di candela a Sassuolo
  • Iniziativa con il Gruppo Giovani della Croce Rossa Italiana a San Severino Marche
  • Regata Zonale Laser (Laser S, Radial e 4.7) sul Lago di Bracciano
  • Marcia contro la deforestazione dell’Amazzonia e in solidarietà a Padre Mario Bartolini
  • Un convegno dibattito dal titolo “Il clima della città, il Patto dei Sindaci e il ruolo del territorio” a Bosco Albergati

L’iniziativa si è svolta dal 22 marzo al 22 aprile 2010, data in cui si è celebrata la 40° Giornata Mondiale della Terra (Earth Day) in tutto il mondo.

L’evento, nato nel 2009 da una idea di Simone Zuin blogger del Lago di Garda, ha riscosso un notevole successo suscitando sin da subito un’elevata attenzione da parte del pubblico e degli internet-media che lo hanno riportato su migliaia di siti di informazione. Citiamo ad esempio

  • La Repubblica
  • Style (Vanity Fair)
  • TG24 (Sky)
  • City (Corriere.it)
  • Quotidiano  Net (Il Sole 24 ore)
  • Radio Rai
  • Libero
  • Donna Moderna
  • Il tempo
  • Affari Italiani
  • La Freccia (mensile cartaceo distribuito da Trenitalia su Freccia Rossa)

Va poi segnalato il lancio di agenzia a cura di ANSA e AGI.

Sono state rilasciate interviste telefoniche alla radio SBS di Sidney (Australia) e a RadioPadova.

Molte le istituzioni (agenzie, comuni ed associazioni) che hanno aderito e richiamato l’evento nei loro siti web.

Nel sito ufficiale dell’Earth Day Network risulta essere stata l’unica “internet action” a livello mondiale.

A questo proposito vale la pena ricordare che la “Giornata Mondiale Della Terra – internet action 2010” è entrata a  pieno titolo tra gli eventi organizzati a livello mondiale in occasione dell’Earth Day previsto per il 22 aprile 2010.

Il gruppo decrescita.com ha infatti ottenuto la necessaria autorizzazione dal Direttore dell’International Outreach – Earth Day 2010, con sede a Washington, all’utilizzo del logo ufficiale dell’iniziativa, diventando così partner ufficiale, unico in Italia, dell’Earth Day Network.

La gestione di questo evento multimediale è in mano ad una manciata di ragazzi sparsi sul territorio nazionale che dialogano tra loro ed organizzano tutto il lavoro tramite la rete. Va sottolineato che si tratta di lavoro volontario non retribuito eseguito nei ritagli di tempo.

Alla base della “Giornata Mondiale della Terra – internet action” c’era un’idea semplice:

  • raccogliere tutte le iniziative che si svolgono sul territorio nazionale riguardante la Giornata Mondiale della Terra e pubblicizzarle sul sito, che diventa unico contenitore
  • Sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi ambientali
  • stimolare la realizzazione di iniziative in sintonia con la giornata.

Ed è questo quello che è accaduto anche nel 2010. Possiamo tranquillamente affermare che l’obiettivo è stato raggiunto.

Un particolare ringraziamento va all’artista Agnese Ginocchio che ha appositamente scritto, per il nostro evento, una tra le sue migliori composizioni che è diventata la colonna sonora della Giornata Mondiale della Terra 2010.

Adesso è il momento del riposo. A settembre, con l’aiuto di tutti voi, definiremo i temi per la Giornata Mondiale della Terra 2011.


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21 lug 10

foto des56 (sxc.hu)

Nella mattinata di ieri, i rappresentanti dei Movimenti per l’acqua pubblica si sono ritrovati a Piazza Navona per festeggiare insieme la consegna alla Consulta di oltre un milione di firme raccolte per la campagna referendaria.

«Questo percorso – afferma in una nota il comitato Bresciano -, iniziato circa tre mesi fa, ha comportato lo sforzo di centinaia di persone che si sono mobilitate in tutta Italia.
Entusiasmante raccontare questa avventura che comitati, in tutti i territori d’Italia, da Nord a Sud, uomini e donne hanno messo in piedi, in un apparato organizzativo così serio, fatto di sforzi, di quotidianità ed impegno, per costruire un modello di democrazia, al di là delle strutture e sovrastrutture classiche della politica, per il proprio territorio, per i propri diritti e per il proprio futuro. Per il futuro di tutti i cittadini!

Raccolta firme
Sono state oltre 1.400.000 a livello nazionale le firme raccolte e certificate e consegnate alla Consulta: di queste 235.000 della Lombardia. Brescia è tra le aree che hanno sorpreso di più: con un obiettivo di 15.900, la raccolta ha superato quota 44.000. Grande e fortemente emblematica il risultato della Valle Camonica che ha contribuito con oltre 12.000.

Garda e Valsabbia
Buona la raccolta anche la zona del Garda, un po’ meno, per ragioni organizzative, nella zona della Valle Sabbia. «Buoni risultati li abbiamo ottenuti in centri come Sirmione e Desenzano, dove abbiamo avuto il sostegno anche del Pd – spiega Mariano Mazzacani del Comitato “L’acqua di Prevalle” che ha coordinato la racconta nella zona –. Buoni riscontri anche a Gargnano, San Felice del Benaco, Salò. Nella città benacense sono state organizzate più iniziative da diverse organizzazioni, raccogliendo più di mille firme».

Banchetti di raccolta sono stati organizzati anche a Prevalle (400 firme), Paitone, Gavardo (500), Villanuova, Odolo e anche Bagolino ha ottenuto buoni risultati. «È rimasta un po’ scoperta la zona centrale della Valle Sabbia, dove abbiamo riscontrato difficoltà a trovare contatti».
«Dobbiamo dire che la mossa del comitato nazionale di non coinvolgere in prima persona i partiti è stata vincente, in questo modo la raccolta è stata trasversale».
Del comitato hanno fatto parte diverse formazioni di vario orientamento culturale, unite però nel difendere il valore pubblico dell’acqua: il fronte cattolico, quello ambientalista, dei consumatori, dei movimenti per l’acqua, ai quali hanno dato supporto organizzativo i sindacati e anche i partiti come il Pd e altri della sinistra.
All’atto pratico ciò ha consentito a molti consiglieri comunali di offrire la propria disponibilità per la certificazione delle firme.
«A Prevalle, ad esempio – prosegue Mazzacani –, la campagna referendaria ha avuto il sostegno sia della maggioranza di centrodestra sia dell’opposizione di centrosinistra, con il voto unanime del consiglio comunale alla proposta dell’opposizione a sostegno del referendum».

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19 lug 10


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15 lug 10

Siamo giunti alla settima edizione di Valtenesi con Gusto, la formula è quella consolidata e che il pubblico ha mostrato sempre di gradire, ma molte sono le novità.

Anche quest’anno la manifestazione è organizzata dall’Associazione Rassegna Interregionale dell’Olio Extravergine di Oliva di Qualità Garda D.O.P. con il fondamentale supporto del Consorzio Garda D.O.P.

“Valtènesi con Gusto” sempre più tour a km 0, intende incentivare l’utilizzo delle materie prime locali e promuovere i piccoli produttori. I ristoratori infatti hanno acquistato i loro ingredienti all’interno di un raggio di 30 km dal proprio locale ed hanno segnalato un produttore secondo loro meritevole.

Valtènesi con Gusto mantiene comunque la sua missione originale:la promozione, la valorizzazione e la conoscenza dell’Olio Extravergine di Oliva Garda D.O.P.

I protagonisti dell’iniziativa sono dodici ristoranti, situati tra lago di Garda e Brescia. I ristoranti, come nelle altre edizioni, saranno abbinati ad altrettanti produttori di olio del Garda.

Gli chef, tra i migliori del panorama gardesano, proporranno menù volti al recupero dei sapori della tradizione culinaria locale,con particolare attenzione per l’olio extravergine di oliva,principe della nostra tavola, che sarà inserito in tutti i piatti della rassegna, non solo in qualità di irrinunciabile condimento, ma quale vero protagonista delle portate. Dodici cene a tema che andranno a stuzzicare palato, anche il più esigente. Un’accurata presentazione dell’olio da parte dei produttori oleari renderà più interessanti ed istruttive le cene di questa edizione.

I ristoranti, pochi e selezionati, hanno sapientemente abbinato ai loro menù l’olio delle Aziende del Garda che hanno aderito a questa manifestazione, fissando un prezzo promozionale di 30,00 è tutto compreso (bevande e coperto inclusi) che,unitamente alle accattivanti proposte culinarie, catturerà gli amanti della buona tavola e del viver bene.

“Valtenesi con gusto 2010″ è dedicata al ricordo dell’amico Giancarlo Tassi, che con il suo “Capriccio” è stato grande esempio di professionalità e amore per il nostro territorio

Per scaricare la brochure completa clicca qui.

Per visitare il sito clicca qui.

Per il gruppo su facebook clicca qui


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13 lug 10

Leggo su ecoblog.it

Quattrocento tessere distribuite in quindici giorni: ad Aci Bonaccorsi, comune di tremila anime in provincia di Catania, sembra funzionare l’idea della casa dell’acqua comunale. I cittadini, infatti, hanno aderito in massa all’iniziativa.
La casa dell’acqua è un punto di distribuzione gratuita dell’acqua. I cittadini dotati della tessera, gratuita, possono prelevare fino a 40 litri di acqua da bere alla settimana tra naturale e frizzante (fredda o a temperatura ambiente) portandosi da casa la bottiglia.

Io scrissi al Sindaco, già a dicembre 2009, di attivare il “punto acqua” per cui, tra l’altro, avevamo ottenuto i fondi dalla Provincia. Fondi molto probabilmente ormai persi.

Il Sindaco, a quella lettera, non si è mai nemmeno degnato di rispondere.

Gli altri vanno avanti e noi rimaniamo al palo. Lo è stato con le borsine in polietilene, lo è stato con la mozione dell’acqua lo è ancora con il punto acqua. Quello che conta, a San Felice, è avere le aiuole sistemate con tanto di bel cartello pubblicitario.


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8 lug 10

L’e-miglia quest’estate lancia il guanto di sfida alla prima grande corsa e accompagnerà i rallisti e le loro equipe, ma anche i produttori e spettatori a vivere una grande avventura col fiato sospeso. E-miglia é sinonimo di classe e mito, affiancando la classica gara di rally a tecnologie moderne ed orientate verso il futuro. Da 101 anni a questa parte le competizioni più famose, come il noto rally Targa Florio, la mitica Mille Miglia o il rally di Monte Carlo, hanno messo a dura prova uomo e macchina, ponendo l’industria automobilistica davanti a nuove sfide che esigono soluzioni innovative, uno sviluppo graduale e duro lavoro da pioniere.

L’Offroad Solutions é quindi lieta di richiamare tutti gli appassionati alla sua prima gara rally all’insegna di un’unica finalità:

“Dimostrare finalmente al mondo quanto possa essere efficiente e competitiva la mobilità sostenibile.”

Questa nuova tipologia di mobilità ecologica offre grandi vantaggi per il nostro spazio vitale oltre che ad essere più salutare, è sicuramente molto entusiasmante, dinamica e soprattutto divertente. Il percorso da sostenere per i partecipanti alla gara e-miglia è di 560 km, cercando di riscuotere delle tappe giornaliere di 170 km. Le sorprese durante il percorso non mancheranno, a rubare il fiato al pubblico e lanciare la sfida ai competitori saranno i tratti di gara più impegnativi, le soste mozzafiato per monti e per valli e le prove di abilità quotidiane alle quali saranno costantemente sottoposti.

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6 lug 10

di Alessio Mannino

L’altro giorno quasi ci veniva un colpo, a veder comparire sul fondo di prima pagina del Corriere della Sera, organo ufficiale dell’establishment finanziario italiano, la parola “decrescita” declinata in senso, udite udite, positivo. Lo ha fatto quel politologo ormai anziano e irriducibilmente antiberlusconiano, di penna sciolta e arguzia toscana, spesso saggio ma non di rado rifilatore di crasse panzane (anche nell’articolo in questione, come vedremo), il barboso teorico di leggi elettorali ma pregevolissimo autore di Homo videns, Giovanni Sartori.

Sentiamo che dice: «L’ ultima stima di qualche anno fa che ho sott’occhio contabilizza il Pil, il Prodotto interno lordo, del mondo in 54 trilioni di dollari, mentre gli attivi finanziari globali risultano quattro volte tanto, di addirittura 240 trilioni di dollari. Oggi, con i derivati e altre furbate del genere, questa sproporzione è ancora cresciuta di chissà quanto. (…) Semplificando al massimo, da un lato abbiamo una economia produttiva che produce beni, che crea “cose”, e i servizi richiesti da questo produrre, e dall’altro lato abbiamo una economia finanziaria essenzialmente cartacea fondata su vorticose compravendite di pezzi di carta».

Dopo aver delineato il quadro, l’editorialista (che grosso modo potremmo definire un liberale di tipo montanelliano) cede la parola al capo-scuola mondiale del pensiero della decrescita, il francese Serge Latouche, che col liberalismo (e il liberismo suo gemello in economia) non ha niente a che fare: «Latouche ha calcolato che lo spazio “bioproduttivo” (utile, utilizzabile) del pianeta terra è di 12 miliardi di ettari. Divisa per la popolazione mondiale attuale questa superficie assegna 1,8 ettari a persona. Invece lo spazio bioproduttivo attualmente consumato pro capite è già, in media, di 2,2 ettari. E questa media nasconde disparità enormi. Se tutti vivessero come i francesi ci vorrebbero tre pianeti; e se tutti vivessero come gli americani ce ne vorrebbero sei». Folgorante conclusione: «La morale di questa storia è che già da troppo tempo siamo infognati in uno sviluppo non-sostenibile, e che dobbiamo perciò fare marcia indietro. Latouche la chiama “decrescita serena”. Serena o no, il punto è che la crescita continua, infinita, non è obbligatoria. Oramai è soltanto suicida» (Corsera, 25 giugno 2010).

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5 lug 10

… a prescindere dai Sindaci.

Il fornaio di San Felice ha abbandonato le sportine in polietilene ed è passato a quelle in mater-bi. Bravo!

Credo, e spero non essere smentito, che qualche merito vada all’Associazione San Felice più Felice che lo aveva coinvolto nelle prime fasi di attuazione del Progetto “Do Spurtine“. Progetto bocciato dall’Amministrazione Comunale di San Felice del Benaco.

Il Sindaco di San Felice del Benaco, Paolo Rosa, ha perso un’occasione per fare bella figura. Ora quel “Bravo!” in grassetto, se non fosse stato così ingenuo da sottovalutare la portata del progetto, sarebbe andato a lui!


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30 giu 10

Quella che stiamo vivendo è senza dubbio l’era votata al PIL. Per capire a fondo cosa si intende per decrescita dobbiamo prima tentare di spiegare cosa sia il PIL  e cosa questa “devozione” comporti sull’uomo e sul Pianeta.

Il Prodotto Interno Lordo (PIL) è il valore complessivo dei beni e servizi prodotti all’interno di un Paese in un certo intervallo di tempo (solitamente l’anno) e destinati ad usi finali (consumi finali, investimenti, esportazioni nette); non viene quindi conteggiata la produzione destinata ai consumi intermedi, che rappresentano il valore dei beni e servizi consumati e trasformati nel processo produttivo per ottenere nuovi beni e servizi.

Wikipedia

Nell’immaginario collettivo i concetti di benessere e di PIL sono tra loro strettamente collegati.

Ogni giorno, ormai da anni, ogni telegionale e ogni giornale ci aggiorna sullo stato di questo malato immaginario, il Prodotto Interno Lordo appunto. Ogni giorno ci viene spiegato che se sale il PIL cresce il benessere e quindi tutti stiamo meglio. Se scende il PIL inizia l’ecatombe.

Per cercare di spiegare ad una persona che cosa sia e cosa non sia il PIL non esiste nulla di meglio di questo stralcio di un discorso di Robert Kennedy :

Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni.
Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto interno lordo (PIL).
Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.
Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.
Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi.
Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.
Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani.

In parole povere, tutto ciò che è interessato da un passaggio denaro, si tratti di merci o di servizi, va ad incrementare il PIL.

La marea nera che dal giugno 2010 sta affliggendo la Louisiana avrà quindi un risvolto positivo. Infatti tutto il lavoro che si sta facendo per chiudere la falla, per contenere i danni e per la bonifica del territorio invaso dal petrolio aumenterà il PIL americano.

Gli americani, che non si saranno suicidati prima, quando vedranno quel segno + davanti al numerino del PIL si convinceranno di stare meglio, si sentiranno più felici.

La marea nera, l’uragano Katrina, le alluvioni del Brasile, il terremoto de L’Aquila. Tutti disastri che,  nei giusti tempi, aiuteranno ad incrementare il PIL ma di sicuro non  miglioreranno la vita delle persone.

Nel PIL non sono conteggiati tutti quei beni donati, barattati, riciclati ed aggiustati. Non conteggia le cure della famiglia verso gli anziani, le cure della mamma verso il proprio figlio. Non conteggia il lavoro casalingo e il volontariato. Non conteggia i rapporti tra le persone.

Il PIL non conteggia tutte quelle cose che sono poi le vere cose importanti nella vita di una persona.

Un politico non viene giudicato sui risultati delle sue azioni, ma su quello che è riuscito a far credere d’aver fatto. Non si valuta se ha portato un reale beneficio alla vita dei suoi concittadini ma se, nel suo mandato, è aumentato o diminuito il PIL.

C’è una cosa che accomuna destra e sinistra: la rincorsa alla crescita economica senza fine e, quindi, del PIL.

Mi sto convincendo che il punto di partenza sia questo: smontare l’immaginario legato al PIL, smontarlo per poi creare qualcosa di diverso.


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4 mag 10

Per domenica 6 giugno 2010 è stato organizzato un evento semplice e particolare: la “Giornata internazionale del pic nic per la decrescita“.
Di cosa si tratta? Un rendez-vous nelle zone verdi cittadine:  bastano un piatto, una forchetta e un bicchiere (rigorosamente non di plastica), una ricetta e una bevanda da condividere.
E’ un’idea coinvolgente, nata su facebook, che vuole sollecitare a riprendersi il proprio tempo, a rivalutare il momento del pasto, forse il miglior modo attraverso il quale famiglie e amici si incontrano e si raccontano. E, soprattutto, l’appuntamento mira a sollecitare il discorso sulla decrescita.
Un tema di certo articolato e complesso, che interessa tanti e coinvolge un numero sempre maggiore di economisti, studiosi di ecologia, esperti, i quali intendono sviluppare reti, proposte politiche e strategie di azione chiare per promuovere un nuovo modello di crescita, dimostrando l’impossibilità di seguire quello attuale.
International pic nic degrowth action dayLa decrescita è strettamente legata all’idea di una riduzione volontaria del sistema economico e delle conseguenze del suo impatto, propone soluzioni più sostenibili nei consumi e nelle produzioni.
Per saperne di più, basta consultare gli atti sulla Seconda Conferenza Internazionale sulla Decrescita, che si è tenuta a Barcellona dal 26 al 29 marzo 2010.
Per partecipare all’International pic nic degrowth action day, basta controllare sulla pagina facebook dedicata l’elenco delle città che si sono già attivate.
La tua città non c’è? E allora che aspetti?!
International pic nic degrowth action dayOrganizza il pic nic nel parco sotto casa, invita tutti i tuoi amici, porta anche una chitarra e la crema solare, vivi semplicemente, sorridi, promuovi la descrescita felice!
E se ti va segnala la tua iniziativa sulla pagina facebook… magari qualcuno potrebbe seguire il tuo esempio.

Fonte: http://marraiafura.com


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23 apr 10

Ciao a tutti,
faccio parte di un gruppo di cittadini del Comune di Puegnago  che si sta opponendo alla realizzazione di un Mc Donald’s alla Raffa. Dopo l’esperienza positiva del gazebo di sabato 17 Aprile, al quale molte persone si sono fermate per avere informazioni (anche moltissimi giovani) e si sono dimostrate attente ed interessate alle nostra causa e ad un eventuale raccolta firme, abbiamo deciso di fare il bis, e raccoglieremo le firme!

NO MC PUEGNAGO
Gazebo Raccolta Firme

SABATO  24 APRILE: DALLE ORE 14.30 ALLE ORE 19.00
E DOMENICA 25 APRILE DALLE 9.30 ALLE 18.30

A Manerba, in Via Campagnola n° 82-86
(di fronte alle Ceramiche Ferrarini ed Allinea Mobili e proprio in faccia al futuro Mc Donald’s)

Le motivazioni del nostro NO in breve:

  • Un Mc Donald’s qui rovinerebbe l’immagine  delle nostre tipicità : olio extravergine Casaliva, vino Groppello DOC e le eccellenze gastronomiche dei nostri ristoratori.
  • Per la sua posizione sulla Provinciale Desenzano-Salò andrebbe a peggiorare  una viabilità già critica, con entrate e uscite a pochi metri dalla rotonda a nostro avviso molto pericolose.
  • Perché avrà 226 posti a sedere e solo 20 posti auto, assolutamente insufficienti: ciò sarà causa di parcheggio in zone non idonee e quindi di situazioni pericolose.
  • Perché la struttura sarà (come già intuibile dallo scheletro) di notevole impatto ambientale e verranno abbattuti tre tigli secolari presenti sulla Desenzano-Salò.

VI ASPETTIAMO PARTECIPATE NUMEROSI!!!!


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20 apr 10

Sulla questione Mc, dopo aver incassato qualche critica (poche per la verità) e molti sostegni (tra cui personi illustri della politica locale), scopro casualmente di essere in buona compagnia anche nel web:

http://terrauomocielo.org/2010/04/14/valtenesi-tra-promozione-e-incoerenza/

http://www.lauracastelletti.it/?p=11036

http://innovazionetradizione.splinder.com/


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16 apr 10

foto lockstockb (sxc.hu)

foto lockstockb (sxc.hu)

Non sono un talebano e non sono un antiamericano,  ma rimane il fatto il  McDonald’s non mi va giù. No mi va perchè è il simbolo di uno stile di  vita e di  lavoro che combatto da sempre. Non mi va perchè ciò che ci propongono di inghiottire rappresenta esattamente l’opposto della  sostenibilità e della decrescita, e dal punto di vista del regime  alimentare , criticato dai medici alimentaristi di fama internazionale.

Per me andare a mangiare in questo posto sarebbe come dimenticare, cancellare in un secondo, tutto l’impegno che ho dedicato alla promozione del  territorio gardesano e dei suoi prodotti  enogastronomici. Quindi provo,  dal mio punto di vista, una giustificata avversione. Una  avversione che si traduce nella speranza che uno di questi luoghi non  venga mai  aperto sul territorio della Valtenesi.

Quando ho appreso, però, che a Puegnago si ragionava sull’apertura di uno  di  questi luoghi mi sono subito allarmato e ora siamo alla stretta finale.

Lunedì 19 aprile l’Amministrazione di Puegnago porterà in Consiglio Comunale una  variante che permetterà l’apertura di uno di questi centri mentre sabato  pomeriggio e domenica mattina sarà predisposto, sulla statale davanti all’Artistico, un gazebo per illustrare il progetto.

Chiamala se vuoi mobilitazione,  ma ritengo sia opportuno capire se sia proprio necessario aprire un McDonald’s in terra di Valtenesi.

Spero di cuore che le associazioni ambientaliste locali, la Strada dei Vini e dei Sapori del Garda,  il Consorzio Garda DOP, il Consorzio Garda Classico, il Consorzio Lugana,  il Consorzio Riviera dei Limoni e Castelli, le forze politiche che fanno del “locale” il punto di forza (penso alla Lega Nord), le forze politiche che  professano l’ecosostenibilità (penso a Sinistra Ecologia e Libertà e PD),  l’Unione dei Comuni della Valtenesi, i Sindaci locali che investono centinaia di migliaia di euro (ogni anno) per fiere sul vino e sui prodotti locali e tutte le aziende agricole del Garda Bresciano si schierino contro l’apertura perchè anche i simboli hanno la loro importanza.

Ps. so già che dirai che sono antiamericano, ma io non lo sono.

 


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16 apr 10

Dal 17 al 24 aprile si svolgerà in tutta Italia la Settimana “Porta La Sporta”.  Per questa occasione mezzo Paese si sta mobilitando. Amministrazioni illuminate aderiscono e mettono al bando le borsine in polietilene.  Basta dare un’occhiata al sito ufficiale dell’iniziativa per rendersi conto che c’è un’Italia che va avanti.

Per una che va avanti ecco subito una che va indietro. O meglio, che non va avanti.

Come ho avuto modo di anticipare in un precedente post il Comune di San Felice del Benaco ha deciso di non appoggiare il progetto “Do Spurtine” presentato il 31 agosto 2009 dall’Associazione San Felice più Felice. Nel progetto si prevedeva la messa al bando, nel territorio comunale, delle borsine in polietilene e la loro sostituzione con quelle in Mater-bi.

Sembrava un gioco da ragazzi: I principali commercianti d’accordo con il progetto, il tutto era economicamente sostenibile dalle parti interessati. Il progetto è stato poi integrato con una interessante aggiunta che prevedeva l’uso, oltre alle borse in eco-plastica, di sportine in cotone (anche queste “approvate” dai principali commercianti di San Felice).

Bastava solo la delibera che però non è venuta. Diciamo che dopo sette mesi di attesa ci si aspettava qualcosa in più. Vabbè staremo con le nostre sportine in polietilene. Che male vuoi che facciano?


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9 apr 10

1.Accorciare le distanze tra produzione e consumo, sia in termini fisici che umani.
Ricollocare il più possibile l’economia nel territorio in cui si vive. Chiederesi sempre quanta strada ha fatto ciò che si sta consumando e chi lo ha prodotto. Fare acquisti direttamente dal produttore oppure creare o entrare a far parte di un Gruppo d’Acquisto Solidale (GAS) per: minimizzare i chilometri percorsi dai beni nel loro viaggio tra luogo di produzione e luogo di consumo;
stabilire rapporti umani di amicizia e fiducia con chi produce.

2.Riscoprire il ciclo delle stagioni ed il rapporto con la terra. Trovare il tempo per interrogarsi sulle qualità, ecologiche ma non solo, di ciò che si sta consumando e quale potrebbe essere l’alternativa più ecologica, salutare, piacevole e conviviale per soddisfare gli stessi bisogni. Fermarsi a contemplare la Natura, comprendere i suoi cicli e confrontarli con i cicli industriali che sono alla base del proprio modello di produzione e consumo. Confrontare i propri ritmi con quelli della Natura. Rallentare, invece di accelerare. Riscoprire il gusto di aspettare la stagione giusta per assaporare i frutti della terra nel momento in cui sono più saporiti e nutrienti.
Conoscere il territorio in cui si vive e le risorse naturali e umane che offre, anche in termini di saper fare derivante da conoscenze tradizionali (artigianato, cultura popolare, metodi colturali).

3.Ridefinire il proprio rapporto con i beni e con le merci.
Sostituire il più possibile le merci (prodotte per essere vendute) con beni autoprodotti o scambiati all’interno di relazioni non mercatili, riportando il mercato alle sue dimensioni fisiologiche (acquisire e diffondere la consapevolezza che il mercato non può essere eliminato, ma, allo stesso
tempo, non è l’unico luogo dove poter soddisfare i propri bisogni).
Autoprodurre il più possibile: beni alimentari (ad es. yogurt, pane, ortaggi, dolci, liquori, conserve alimentari…); altri beni (ad es. capi di vestiario, mobili… )
Analizzare, valutare e promuovere i vantaggi dell’autoproduzione rispetto all’acquisto di merci in termini di maggiore qualità dei beni utilizzati (assenza di additivi chimici e processi finalizzati all’incremento della produzione e alla riduzione dei costi a scapito della qualità), minore impatto ambientale (meno energia e trasporti, meno imballaggi e rifiuti, più recupero e riciclaggio),
conservazione e trasmissione del saper fare, creazione di momenti di nuova socialità.

4.Ricostruire le interazioni sociali attraverso la logica del dono.
Creare momenti comunitari di scambio di beni autoprodotti utilizzando la logica del dono, facendo attenzione a non cadere nella logica del baratto: il baratto è il precursore della moneta e, quindi, degli scambi mercantili!
Donare la propria esperienza, il proprio sapere e il proprio tempo agli altri. Condividere le proprie esperienze come presupposto per ulteriori scambi non mercantili di beni e competenze.
Donare beni, tempo, sapere e saper fare essendo sempre consapevoli che in una comunità c’è l’obbligo di donare, l’obbligo di ricevere e l’obbligo di restituire più di quanto si è ricevuto.

5.Fare comunità.
Consolidare nel tempo le relazioni umane non mediate dal denaro all’interno della propria cerchia familiare, anche allargata, e all’interno della propria cerchia di amici e conoscenze. Creare periodicamente le occasioni per fare in modo che le relazioni umane generate dall’economia del dono diventino il più possibile stabili nel tempo.

6.Allungare la vita alle cose, rifiutando la logica dell’ “ultimo modello”.
Adottare uno stile di vita che poggi sulle quattro R (riduzione, riuso, recupero, riciclaggio) e impegnarsi a diffonderlo il più possibile e con tutta la creatività di cui si è capaci in ambito familiare, tra gli amici, sul posto di lavoro.
Trattare le le merci per quello che sono: un mezzo e non un fine.
Usare tutta la propria creatività per aumentare la durata di qualsiasi bene (ad es. rigenerazione motori automobilistici, superamento del concetto di moda e adozione del concetto di utilità, abitudine alla autoriparazione dei beni, ecc.).

7.Ripensare l’innovazione tecnologica.
Adottare tecnologie che riducono il consumo di risorse naturali preferendo l’innovazione volta al risparmio invece che quella rivolta all’incremento dei consumi. Interagire con le imprese che aderiscono al MDF e propongono prodotti o servizi capaci di ridurre, anche drasticamente, i nostri consumi.

8.Esserci pesando il meno possibile sull’ambiente, come forma di massimo rispetto per noi stessi e le generazioni future.
Ridurre il più possibile la propria impronta ecologica, facendo le stesse cose con meno oppure evitando di fare cose non strettamente necessarie per il proprio benessere e quello degli altri.
Ridure l’impiego di mezzi di locomozione propri, laddove possono essere sostituiti da mezzi pubblici o mezzi meno inquinanti. Adottare e diffondere forme di trasporto condivise come il car sharing o il car pooling.
Attuare prassi di risparmio energetico (incremento dell’efficienza energetica della propria casa e nell’utilizzo di apparecchiature domestiche, proposizione di impianti condominiali più efficienti nell’uso delle fonti energetiche – realizzazione di apparati di autoproduzione dell’energia).
Proporre, e attuare per quanto possibile, un modello altrenativo alle grandi centrali e al trasporto dell’energia su lunghe distanze, basato sulla produzione energetica su piccola scala per l’autoproduzione e la vendita alla rete delle eccedenze.

9.Ridefinire il proprio rapporto con il lavoro.
Ridefinire il lavoro salariato come mezzo per soddisfare parte dei propri bisogni e non come fine della propria esistenza. Concepire il lavoro in generale come strumento per l’affermazione della dignità umana, ma non come l’unica modalità di espressione della medesima. Sperimentare stili di
vita capaci di ridurre i consumi inutili e dannosi come presupposto per ridurre il tempo dedicato al lavoro salariato necessario per pagarli.

10.Diffondere i principi del Movimento per la Decrescita Felice in ambito politico.
Anche senza partecipare direttamente a competizioni elettorali e o alla vita di partiti poitici, trovare le strade per far giungere le idee e le proposte del MDF a chi ha il compito di governare il territorio in cui si vive. Essere il “lievito” della vita politica partendo dal basso, dagli ambiti più vicini alla
vita e ai problemi delle persone. Organizzare incontri pubblici, coinvolgere i propri concittadini in battaglie specifiche evitando ogni tentativo di strumentalizzazione delle idee e delle proposte del MDF


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8 apr 10

La “società della decrescita” presuppone, come primo passo, la drastica diminuzione degli effetti negativi della crescita e, come secondo passo, l’attivazione dei circoli virtuosi legati alla decrescita: ridurre il saccheggio della biosfera non può che condurci ad un miglior modo di vivere. Questo processo comporta otto obiettivi interdipendenti, le 8 R: rivalutare, ricontestualizzare, ristrutturare, rilocalizzare, ridistribuire, ridurre, riutilizzare, riciclare. Tutte insieme possono portare, nel tempo, ad una decrescita serena, conviviale e pacifica.

Rivalutare. Rivedere i valori in cui crediamo e in base ai quali organizziamo la nostra vita, cambiando quelli che devono esser cambiati. L’altruismo dovrà prevalere sull’egoismo, la cooperazione sulla concorrenza, il piacere del tempo libero sull’ossessione del lavoro, la cura della vita sociale sul consumo illimitato, il locale sul globale, il bello sull’efficiente, il ragionevole sul razionale. Questa rivalutazione deve poter superare l’immaginario in cui viviamo, i cui valori sono sistemici, sono cioè suscitati e stimolati dal sistema, che a loro volta contribuiscono a rafforzare.

Ricontestualizzare. Modificare il contesto concettuale ed emozionale di una situazione, o il punto di vista secondo cui essa è vissuta, così da mutarne completamente il senso. Questo cambiamento si impone, ad esempio, per i concetti di ricchezza e di povertà e ancor più urgentemente per scarsità e abbondanza, la “diabolica coppia” fondatrice dell’immaginario economico. L’economia attuale, infatti, trasforma l’abbondanza naturale in scarsità, creando artificialmente mancanza e bisogno, attraverso l’appropriazione della natura e la sua mercificazione.

Ristrutturare. Adattare in funzione del cambiamento dei valori le strutture economico-produttive, i modelli di consumo, i rapporti sociali, gli stili di vita, così da orientarli verso una società di decrescita. Quanto più questa ristrutturazione sarà radicale, tanto più il carattere sistemico dei valori dominanti verrà sradicato.

Rilocalizzare. Consumare essenzialmente prodotti locali, prodotti da aziende sostenute dall’economia locale. Di conseguenza, ogni decisione di natura economica va presa su scala locale, per bisogni locali. Inoltre, se le idee devono ignorare le frontiere, i movimenti di merci e capitali devono invece essere ridotti al minimo, evitando i costi legati ai trasporti (infrastrutture, ma anche inquinamento, effetto serra e cambiamento climatico).

Ridistribuire. Garantire a tutti gli abitanti del pianeta l’accesso alle risorse naturali e ad un’equa distribuzione della ricchezza, assicurando un lavoro soddisfacente e condizioni di vita dignitose per tutti. Predare meno piuttosto che “dare di più”.

Ridurre. Sia l’impatto sulla biosfera dei nostri modi di produrre e consumare che gli orari di lavoro. Il consumo di risorse va ridotto sino a tornare ad un’impronta ecologica pari ad un pianeta. La potenza energetica necessaria ad un tenore di vita decoroso (riscaldamento, igiene personale, illuminazione, trasporti, produzione dei beni materiali fondamentali) equivale circa a quella richiesta da un piccolo radiatore acceso di continuo (1 kw). Oggi il Nord America consuma dodici volte tanto, l’Europa occidentale cinque, mentre un terzo dell’umanità resta ben sotto questa soglia. Questo consumo eccessivo va ridotto per assicurare a tutti condizioni di vita eque e dignitose.

Riutilizzare. Riparare le apparecchiature e i beni d’uso anziché gettarli in una discarica, superando così l’ossessione, funzionale alla società dei consumi, dell’obsolescenza degli oggetti e la continua “tensione al nuovo”.

Riciclare. Recuperare tutti gli scarti non decomponibili derivanti dalle nostre attività


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6 apr 10

E’ arrivato!

il nuovo libro di AL GORE è arrivato!

La Scelta
Come possiamo risolvere la crisi climatica

Traduzione di I. Katerinov e M. Carozzi

Caratteristiche: rilegato, illustrato a colori

Note di Copertina
“È ormai ben chiaro che abbiamo in mano tutti gli strumenti necessari per risolvere la crisi climatica. L’unico ingrediente mancante è la volontà collettiva. Se intesa correttamente, la crisi climatica è un’opportunità senza precedenti di affrontare una volta per tutte molte cause persistenti di sofferenza e povertà, da tempo trascurate, e di assicurare alle generazioni future una vita più sana e più ricca da dedicare alla ricerca della felicità. Un antico proverbio africano dice: ‘Se vuoi andare in fretta, vai da solo; se vuoi andare lontano, vai in compagnia’. Dobbiamo andare lontano… in fretta.” (Al Gore)


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30 mar 10

E’ cominciato con una scommessa. Colpa di Andrea. Non mia! Mia l’idea di svilupparla, sua la colpa se siamo partiti!

Doveva essere una scommessa e poi è diventato altro. Parlo della Giornata Mondiale della Terra – internet action.

In sintesi i numeri che riguardano la nostra attività in rete sono: quasi quattromila iscritti al gruppo facebook “Giornata Mondiale della Terra – internet action”, altrettanti al sito/blog che conta migliaia di contatti mensili, decine di eventi organizzati su tutto il territorio nazionale nell’edizione 2009.
L’iniziativa si svolge dal 22 marzo al 22 aprile, data in cui si celebra la Giornata Mondiale della Terra (Earth Day) in tutto il mondo.
L’evento, nato nel 2009 da una mia idea ha riscosso un notevole successo suscitando sin da subito un’elevata attenzione da parte del pubblico e degli internet-media che lo hanno riportato su decine di siti di informazione. Cito ad esempio ilsole24ore.com.
Nel sito ufficiale dell’Earth Day Network risulta essere, fino ad oggi, l’unica “internet action” a livello mondiale.
La gestione di questo evento multimediale è in mano ad una manciata di ragazzi sparsi sul territorio nazionale che dialogano tra loro ed organizzano tutto il lavoro tramite la rete. Va sottolineato che si tratta di lavoro volontario non retribuito eseguito nei ritagli di tempo.
Alla base della “Giornata Mondiale della Terra – internet action” c’è un’idea semplice:

  • raccogliere tutte le iniziative che si svolgono sul territorio nazionale riguardante la Giornata Mondiale della Terra e pubblicizzarle sul sito, che diventa unico contenitore
  • sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi ambientali
  • stimolare la realizzazione di iniziative in sintonia con la giornata.

Ed è questo quello che è accaduto nel 2009. Decine di iniziative grandi e piccole hanno punteggiato la cartina del nostro Paese.

Per conoscere i dettagli dell’iniziativa e per capire come aderire abbiamo realizzato un sito fresco fresco: http://www.giornatamondialedellaterra.it

Curiosare, non costa nulla.

Per far questo però bisogna sacrificare molto tempo che ovviamente trovo solo di notte! Grazie Andrea!


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