
Domenica 20 luglio 2025 ho partecipato alla Sirmione 10% Photo Marathon, una delle esperienze fotografiche più stimolanti degli ultimi tempi. Il tema scelto per questa edizione era “LABEL”. Semplice all’apparenza, ma complesso da tradurre visivamente in modo originale. In un contesto così denso di stimoli, ho deciso di affrontare la sfida concentrandomi su quella che potrebbe essere una chiave perfetta per narrare il paesaggio urbano: la fotografia delle etichette urbane.
La formula era tanto semplice quanto spietata: sessanta minuti di tempo, una sola ora per girare Sirmione, scattare una serie di fotografie, selezionarne una e inviarla entro il giorno successivo. Due ulteriori vincoli tecnici hanno definito il campo d’azione: immagini in bianco e nero, e rigorosamente in formato quadrato. Nessuna seconda possibilità. Solo lo sguardo, la strada e il tempo che scorre. Fotografare etichette urbane, con queste limitazioni, è stata una sfida entusiasmante.
Come posso raccontare una città in un’ora?
Questa è stata la domanda che mi ha accompagnato mentre varcavo la soglia del centro storico di Sirmione, macchina fotografica in mano. Il tema “LABEL” era volutamente ambiguo, aperto, pronto a essere interpretato. L’organizzazione lo aveva definito come uno spunto per cercare etichette urbane: scritte, insegne, nomi su citofoni, numeri civici, cartelli, slogan, messaggi murali. Ogni parola stampata o incisa nello spazio pubblico poteva diventare protagonista nel fotografare il contesto delle etichette urbane.
Camminando per le vie di Sirmione, ho subito compreso quanto fosse facile cadere nella trappola del “già visto” (cosa che a me poi è accaduto!). Il centro storico è un luogo ricco di stimoli ma anche frequentatissimo, pieno di insegne già fotografate mille volte. La vera sfida non era tanto scattare una buona foto, ma trovare un punto di vista personale, riconoscibile, che sapesse raccontare qualcosa di mio attraverso le parole degli altri.
Una corsa contro il tempo
Sessanta minuti. In quel tempo si può leggere un giornale, prendere un caffè con calma, passeggiare sul lungolago. Ma se hai in mente di realizzare una serie di fotografie significative, la prospettiva cambia radicalmente. Ogni inquadratura richiede attenzione, ogni secondo speso a pensare è un secondo in meno per cercare. E poi c’è il dubbio: è questa l’etichetta giusta? Ce n’è una migliore dietro l’angolo?
Mi sono imposto di non indugiare troppo, di lasciarmi guidare dallo sguardo, dall’istinto. Alcune scritte mi hanno colpito subito, altre le ho scoperte quasi per caso, come quella piccola insegna nascosta tra i riflessi di una vetrina: “TERRE DEL GARDA”. È proprio quella la fotografia che ho deciso di presentare per immortalare le etichette urbane.
La foto scelta
La fotografia selezionata per la presentazione è una vetrina. Ma non solo. È anche un gioco di riflessi, una sovrapposizione di realtà, di rami e finestre, di fotografie di etichette e linee verticali. L’insegna “TERRE DEL GARDA” emerge netta, bianca su nero, incorniciata da vetro e luce. Un’etichetta, sì. Ma anche un segno identitario, un richiamo al territorio, una dichiarazione.
Ciò che mi ha colpito in quel momento non era solo la scritta in sé, ma il modo in cui il contesto urbano si rifletteva e si mescolava con essa. Era come se l’intera città, con i suoi muri, alberi, negozi e passanti, stesse prendendo la parola attraverso quella frase. Una composizione costruita al volo, con l’aiuto della luce e della trasparenza.
Le altre immagini: 10 etichette, 10 storie
Oltre alla fotografia scelta, ho realizzato altri nove scatti, ognuno con una propria logica, un suo equilibrio tra testo e contesto. C’è l’avviso che vieta di passeggiare in costume nel centro storico, cartello esplicito ma anche carico di ironia. C’è la parola “VINO” scritta a grandi lettere sopra la l’ingresso di un’enoteca. Ci sono le etichette sui vestiti in una boutique, i cartelli degli hotel, un graffito misterioso, la scritta “Sirmione”. Fotografare etichette urbane è diventato così un racconto di dettagli e storie.
Ho cercato di variare il più possibile: da soggetti espliciti a dettagli più nascosti, da insegne commerciali a frasi simboliche. Ogni immagine è una riflessione sulla parola scritta nello spazio pubblico, sull’idea che fotografare le etichette urbane non significhi solo documentazione ma anche interpretazione.
La forza del vincolo
In fotografia, si dice spesso che i limiti stimolano la creatività. In questo caso, è stato davvero così. Il formato quadrato, poco usato nell’era del rettangolo digitale, mi ha costretto a ricomporre mentalmente ogni scena. Il bianco e nero ha spogliato la città dei suoi colori estivi, concentrando l’attenzione sulle forme, sui contrasti, sulle parole. Il tempo limitato ha escluso ogni perfezionismo, obbligandomi a scegliere, a decidere, a lasciar andare.
In mezzo a tutto questo, il confronto con altri fotografi è stato un elemento fondamentale. Vedere come ciascuno ha interpretato lo stesso tema, nello stesso tempo, nello stesso spazio, è stato stimolante e anche sorprendente. C’è chi ha cercato la provocazione, chi la poesia, chi il reportage urbano. Nessuna immagine era uguale all’altra. Fotografare etichette urbane in un contesto condiviso ha rivelato diverse prospettive.
Una mostra immediata
Al termine della maratona, sono state 4 le immagini selezionate ed esposte. Vedere il proprio lavoro stampato ed esposto a poche ore dallo scatto è un’emozione rara. Purtroppo tra queste non c’er ala mia. Sarà per la prossima volta.
Il sito ufficiale dell’iniziativa ha pubblicato tutte le fotografie presentate, compresa la mia.
Per chi fosse curioso di vedere l’intera serie dei miei scatti, ho pubblicato le dieci immagini anche in una galleria dedicata sul mio sito.
Conclusione
Partecipare alla Sirmione 10% Photo Marathon è stato un esercizio di sintesi, velocità e visione. Un’occasione per guardare la città con occhi diversi, per riflettere sul potere delle parole quando diventano parte dello spazio. Fotografare le etichette urbane mi ha permesso di riscoprire quanto ogni scritta, anche la più anonima, possa diventare racconto.
E tu? Come avresti interpretato il tema “LABEL” in sessanta minuti? Se vuoi condividere idee, riflessioni o semplicemente dirmi cosa ne pensi delle mie foto, scrivimi a info@simonezuin.it. Sarò felice di risponderti.
