
Uso la fotografia per fermarmi, osservare e dare attenzione a ciò che spesso passa inosservato.
Non inseguo l’immagine perfetta, né l’effetto spettacolare a tutti i costi. Mi interessa piuttosto quello che resta ai margini: i luoghi ordinari, le attese, i silenzi, le geometrie, le luci improvvise, i dettagli che sembrano piccoli ma che, se guardati bene, raccontano molto più di quanto sembri.
Fotografare, per me, non significa soltanto produrre immagini. Significa costruire uno sguardo, mettermi in relazione con i luoghi, capire meglio quello che ho intorno e, qualche volta, anche quello che ho dentro. È un esercizio di attenzione, prima ancora che una pratica tecnica. Un modo per abitare il tempo con maggiore consapevolezza. Un modo per rallentare.
Forse è anche per questo che mi definisco “fotografo per finta”.
Non è un modo per sminuire quello che faccio, né una frase buttata lì per gioco. Al contrario, è un’espressione che sento molto vera, perché racconta bene il mio rapporto con la fotografia. Dentro quelle parole c’è ironia, certo, ma anche una presa di posizione. Non mi interessa indossare il ruolo del fotografo come un’etichetta, non mi interessa costruire un personaggio, non mi interessa apparire. Mi interessa fotografare.
“Fotografo per finta” è il modo che ho trovato per prendere sul serio la fotografia senza prendere troppo sul serio me stesso. È un modo per restare libero. Libero dall’idea di dover dimostrare qualcosa, libero dall’ansia di essere all’altezza di un titolo, libero dalla ricerca del consenso a tutti i costi. In fondo, mi sento più vicino a chi cerca davvero che a chi pensa di essere arrivato.
C’è anche una forma di pudore, in questa definizione. Perché chi fotografa davvero, almeno per come la vivo io, sa che non basta una macchina fotografica per essere fotografo. Non basta nemmeno una bella immagine. Lo sguardo si costruisce nel tempo, nell’ostinazione, nei dubbi, nei tentativi, negli errori, nei ritorni sugli stessi luoghi, nelle domande che restano aperte. Da questo punto di vista, dire “fotografo per finta” significa anche rifiutare pose e certezze. Significa accettare di essere in cammino.
In questo sito raccolgo una parte di questo percorso: serie fotografiche, immagini singole, progetti e riflessioni. Non lo considero un catalogo di belle fotografie e basta. Lo penso piuttosto come uno spazio personale, in continua evoluzione, dove la fotografia diventa ricerca, esercizio di attenzione e forma di racconto.
Ci sono immagini nate da camminate senza una meta precisa e altre che fanno parte di progetti più pensati e più lunghi. Ci sono fotografie che arrivano da un incontro improvviso con la luce, e altre che nascono da un ritorno ostinato sugli stessi temi: l’ordinario, il paesaggio quotidiano, i margini, le attese, i segni lasciati dalle persone nei luoghi, il silenzio delle cose apparentemente minori. Mi interessa tutto ciò che, a uno sguardo frettoloso, rischia di sembrare insignificante. Spesso è proprio lì che sento esserci qualcosa da ascoltare.
La fotografia, per come la intendo, non serve a dimostrare bravura. Serve semmai a creare una relazione più profonda con ciò che si guarda. Mi piace pensare che una fotografia non debba necessariamente gridare per essere forte. A volte basta che sappia restare. Che sappia suggerire. Che sappia lasciare uno spazio di risonanza in chi la osserva.
Per questo motivo, nel mio lavoro personale, non cerco soltanto immagini “riuscite”. Cerco immagini sincere. Immagini che abbiano dentro un tempo, un dubbio, una presenza reale. Immagini capaci di restituire non solo ciò che avevo davanti, ma anche il modo in cui quel frammento di mondo mi ha chiesto di essere guardato.
Questo sito racconta proprio questo: non una conclusione, ma un percorso. Non un’identità chiusa, ma una ricerca aperta. Non la pretesa di dire cos’è la fotografia, ma il tentativo, ogni volta nuovo, di capire cosa possa essere per me.
Se sei arrivato fin qui, ti ringrazio del tempo che hai deciso di dedicare alle mie immagini e a queste parole. In un tempo che scorre veloce e consuma tutto in fretta, il gesto di fermarsi a guardare è già, di per sé, qualcosa di importante.
Benvenuto nel mio spazio.
Un fotografo per finta, forse.
Ma uno che nella fotografia cerca davvero qualcosa di vero.
