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simonezuin fotografo per finta

Note fotografiche

Una fotografia, qualche riga.

Ci sono mattine in cui il cielo sembra voler trattenere la notte ancora per un po’.
Le nuvole chiudono quasi tutto, poi all’orizzonte si apre una luce inattesa, intensa, rossa, capace di cambiare per pochi minuti il volto del lago.
È in questi momenti che mi accorgo di quanto la fotografia dipenda anche dall’attesa: esserci, guardare, e lasciare che la luce faccia il resto.
Fotografare il banale, per me, è un buon allenamento.
Costringe a rallentare, a guardare meglio, a cercare qualcosa anche dove apparentemente non succede nulla. Un margine d’acqua, delle foglie, qualche variazione di colore: cose che normalmente passano inosservate.
Forse è proprio questo il punto. Non aspettare sempre qualcosa di straordinario, ma imparare a riconoscere ciò che merita uno sguardo anche dentro l’ordinario.
Perché, a volte, il difficile non è trovare una fotografia. È accorgersi che è già lì.

C’è qualcosa di profondamente poetico nell’attendere il sorgere del sole.

Non succede ancora nulla, eppure tutto sta per cominciare. Il cielo cambia lentamente colore, il lago trattiene la luce, le sagome restano immobili. Si aspetta senza fretta, quasi in silenzio, sapendo che quel momento durerà pochissimo.

Forse è proprio questo il fascino dell’alba: ricordarci che alcune cose non vanno cercate o accelerate. Bisogna soltanto essere lì, aspettare, e lasciare che accadano.

UNO AL GIORNO — 30/30

Il rosa dell’alba, questa mattina, accompagnava il volo degli uccelli.

Una scena semplice, leggera, quasi un saluto.

Ho scattato pensando che forse era il modo giusto per chiudere questi trenta giorni: con qualcosa che passa, cambia direzione e continua il proprio viaggio.

Trenta fotografie, trenta piccoli momenti.

E domani, semplicemente, si ricomincia a guardare.

UNO AL GIORNO — 29/30

Anche nei giorni più difficili, il sole continua a sorgere.

Non risolve ciò che pesa, non cancella le preoccupazioni, ma per qualche minuto ricorda che qualcosa ricomincia comunque.

Ho scattato per questo: per quella luce che arriva ogni mattina e, anche quando sembra poco, porta con sé una forma di speranza.

La parola di oggi è speranza.

UNO AL GIORNO — 28/30

All’alba i colori non hanno bisogno di imporsi.

Arrivano piano, quasi in silenzio: l’azzurro che schiarisce, il rosa, l’arancio appena accennato sull’orizzonte. Tutto sembra più leggero, ancora sospeso tra la notte e il giorno.

Ho scattato per questa delicatezza, per quei pochi minuti in cui la luce sembra limitarsi a sfiorare le cose.

Ci sono luoghi in cui le persone sembrano rallentare senza accorgersene.

Al Festivaletteratura di Mantova succede anche questo: ci si siede, si apre un libro, si sfoglia un giornale, si aspetta qualcuno. Intorno continua a passare gente, ma per un momento ognuno resta dentro il proprio piccolo spazio.

Mi ha colpito proprio questo contrasto: il movimento tutt’attorno e, in primo piano, tre persone immobili, assorbite da qualcosa che stanno leggendo.

Forse la lettura è anche questo: riuscire a creare silenzio in mezzo al rumore.
Ci sono momenti in cui basta allontanarsi un poco per ritrovare le giuste proporzioni.

Una figura piccola dentro uno spazio grande, il verde che si apre tra gli alberi, il cielo che sembra trattenere ancora qualcosa prima della sera.

A volte una fotografia non racconta ciò che sta accadendo. Racconta semplicemente come ci si sente dentro un luogo.

UNO AL GIORNO — 27/30

A volte la bellezza non si presenta in modo evidente.

Può stare in un dettaglio semplice, in un germoglio illuminato dal sole, in qualcosa che rischiamo di oltrepassare senza nemmeno accorgercene.

Ho scattato perché, questa volta, mi è bastato guardare un po’ più attentamente.

La parola di oggi è bellezza.

UNO AL GIORNO — 26/30

A volte fotografare significa anche capire quando non è il momento di scattare.

Ci sono scene che chiedono soltanto di essere guardate, senza dover cercare un’inquadratura o un’immagine da portare a casa.

In quei momenti lasciare la macchina fotografica nella borsa diventa parte dello stesso modo di fare fotografia.

Oggi il sole era lì, e bastava.

La parola di oggi è . . .

UNO AL GIORNO — 25/30

Ci sono mattine in cui basta guardare il cielo per avere la sensazione che la giornata possa cominciare bene.

Il sole compare tra le nuvole, colora l’orizzonte e per qualche minuto sembra mettere ordine a tutto.

Ho scattato per quella semplice promessa di luce che accompagna l’inizio del giorno.

La parola di oggi è sole.

UNO AL GIORNO — 24/30

Questa mattina il sole sembrava fare fatica a trovare spazio.

La luce c’era, ma restava trattenuta dietro il cielo, incapace di accenderlo davvero. Forse è stato proprio questo a spingermi verso il bianco e nero: togliere il colore per raccontarne meglio l’assenza.

Ho scattato per quel contrasto tra ciò che aspettavo di vedere e ciò che il cielo ha deciso di mostrare.

La parola di oggi è colore.

UNO AL GIORNO — 23/30

Primo giorno d’autunno.

Il lago è ancora lo stesso, ma la luce è già diversa. Il cielo si fa più pesante, i colori si abbassano, tutto sembra rallentare.

Ho scattato perché il cambio di stagione, a volte, non ha bisogno di essere spiegato: basta guardare.

La parola di oggi è autunno.

UNO AL GIORNO — 22/30

Spesso sono le forme a fermarmi: una linea, una curva, un’incidenza di luce, un equilibrio che per un attimo sembra funzionare.

Quasi sempre però quello che vedo non riesce a passare nella fotografia così come l’avevo percepito.

Anche questa volta è successo.

Ho scattato comunque, forse proprio perché anche il tentativo fa parte del modo in cui guardo.

La parola di oggi è forme.

UNO AL GIORNO — 21/30

Un mazzo di fiori appoggiato a un cestino.

La prima cosa che ho pensato è stata: chissà chi li ha donati. E subito dopo: chissà perché qualcuno ha deciso di lasciarli lì.

Dietro quei fiori c’è sicuramente una storia che non conosco, ma è proprio questo a renderli così malinconici.

Ho scattato per quella sensazione di qualcosa che, forse, aveva avuto un significato e ora sembra non averne più.

La parola di oggi è tristezza.

UNO AL GIORNO — 20/30

A volte, la domenica mattina, mi piace partire senza una meta precisa e lasciare che sia la strada a decidere dove fermarmi.

Poi capita che, dietro una curva o dentro un piccolo paese, compaia qualcosa capace di interrompere il viaggio e trattenere lo sguardo.

Ho scattato per questo: per quella meraviglia inattesa che si lascia trovare solo quando non la stai cercando davvero.

La parola di oggi è stupore.

Ci sono fotografie che non raccontano semplicemente un momento, ma riescono a trattenere dentro di sé un’intera giornata.

Le guardi e tornano la luce, i luoghi, le persone incontrate, perfino certe sensazioni che credevi già dimenticate. Non importa se, per gli altri, mostrano soltanto due biciclette appoggiate a una parete.

Per te contengono molto di più.

E forse è proprio per questo che alcune fotografie non finiscono nell’archivio. Rimangono attaccate dentro.

UNO AL GIORNO — 19/30

Quando racconto che a volte mi alzo molto prima dell’alba, faccio chilometri in auto e tutto questo solo per andare a fotografare un albero, spesso vedo comparire la stessa espressione: occhi spalancati e una domanda non detta.

Forse è proprio questo che mi sorprende della fotografia: quanto possa sembrare assurdo, visto da fuori, dedicare così tanto tempo a qualcosa di così semplice.

Eppure, per me, quel tempo non è sprecato.

La parola di oggi è ilarità.

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