Note fotografiche
Una fotografia, qualche riga.
UNO AL GIORNO — 06/30
Dal vigneto, la chiesa di Portese appariva quasi come una presenza quieta, ritagliata contro il cielo della sera.
Mi ha colpito il contrasto tra il profilo scuro e quella luce calda che ancora resisteva all’orizzonte.
Ho scattato perché, per un momento, tutto sembrava immobile e rassicurante.
La parola di oggi è serenità.
UNO AL GIORNO — 05/30
Qui mi ha fermato il silenzio.
La luce filtrava tra le foglie senza imporsi, lasciando che ombre e piccoli spazi illuminati convivessero nello stesso momento.
Non c’era nulla di spettacolare, ed era proprio questo a rendere tutto così naturale.
La parola di oggi è pace.
Questa fotografia è completamente sbagliata.
Mossa, sfocata, piena di neri chiusi e di luci bruciate. Eppure mi piace.
Mi piace quella silhouette al centro: una madre che tiene per mano le sue due figlie. Mi piace il movimento, il treno che sembra scorrere insieme a loro, la sensazione che tutto stia accadendo troppo velocemente per poter essere fermato davvero.
Ma soprattutto mi piace perché ricordo quel momento.
Forse è questo che a volte dimentico quando fotografo: una fotografia non deve necessariamente essere corretta per essere importante. Ci sono immagini che valgono per ciò che mostrano e altre che valgono per ciò che riescono a riportare indietro.
Questa, per me, fa esattamente questo.
UNO AL GIORNO — 04/30
Mi sono fermato per la luce.
Arrivava bassa, calda, e sembrava appoggiarsi sulle foglie del salice, sul pontile, sull’acqua. Per qualche minuto ha reso tutto più quieto e più netto.
Ho scattato per questo: non per il luogo in sé, ma per come la luce lo stava trasformando.
La parola di oggi è luce.
UNO AL GIORNO — 03/30
C’era qualcosa di semplice in questa scena: il sole basso, le persone ferme sulla riva, qualche gesto rivolto verso il lago.
Niente sembrava avere fretta.
Ho scattato per quella sensazione di equilibrio quieto, quasi sospeso, in cui per un momento tutto appariva al posto giusto.
La parola di oggi è serenità.
UNO AL GIORNO — 02/30
Il cielo era aperto, ma non sereno.
Le nuvole sembravano muoversi in direzioni diverse, mentre la luce cercava spazio tra loro.
Ho scattato per quella sensazione di contrasto: qualcosa che si apre e, allo stesso tempo, continua a premere.
La parola che mi è venuta in mente è tormento.
UNO AL GIORNO — 01/30
Mi ha colpito quella piccola barca vuota, lasciata sulla riva e raggiunta continuamente dalle onde.
Non so se fosse davvero abbandonata, ma in quel momento mi è sembrata così: ferma, esposta, quasi dimenticata.
La sensazione è stata proprio questa: abbandono. Non una sensazione triste, ma quasi liberatoria.
UNO AL GIORNO
Da domani, 1 settembre 2026, provo a impormi una piccola sfida fotografica.
Per 30 giorni scatterò una sola fotografia al giorno. Una soltanto.
Potrò usare qualsiasi strumento: macchina fotografica, telefono o altro. Ogni immagine sarà accompagnata da poche righe sul perché ho scattato, su ciò che ho visto o sentito in quel momento.
C’è poi una regola forse ancora più importante: non cercare deliberatamente una bella fotografia.
Niente caccia all’immagine riuscita. Solo attenzione, scelta e un unico scatto.
Per trenta giorni.
Vediamo cosa succede.







