Note fotografiche
Una fotografia, qualche riga.
UNO AL GIORNO — 22/30
Spesso sono le forme a fermarmi: una linea, una curva, un’incidenza di luce, un equilibrio che per un attimo sembra funzionare.
Quasi sempre però quello che vedo non riesce a passare nella fotografia così come l’avevo percepito.
Ho scattato comunque, forse proprio perché anche il tentativo fa parte del modo in cui guardo.
UNO AL GIORNO — 21/30
Un mazzo di fiori appoggiato a un cestino.
La prima cosa che ho pensato è stata: chissà chi li ha donati. E subito dopo: chissà perché qualcuno ha deciso di lasciarli lì.
Dietro quei fiori c’è sicuramente una storia che non conosco, ma è proprio questo a renderli così malinconici.
Ho scattato per quella sensazione di qualcosa che, forse, aveva avuto un significato e ora sembra non averne più.
UNO AL GIORNO — 20/30
A volte, la domenica mattina, mi piace partire senza una meta precisa e lasciare che sia la strada a decidere dove fermarmi.
Poi capita che, dietro una curva o dentro un piccolo paese, compaia qualcosa capace di interrompere il viaggio e trattenere lo sguardo.
Ho scattato per questo: per quella meraviglia inattesa che si lascia trovare solo quando non la stai cercando davvero.
La parola di oggi è stupore.
Ci sono fotografie che non raccontano semplicemente un momento, ma riescono a trattenere dentro di sé un’intera giornata.
Le guardi e tornano la luce, i luoghi, le persone incontrate, perfino certe sensazioni che credevi già dimenticate. Non importa se, per gli altri, mostrano soltanto due biciclette appoggiate a una parete.
Per te contengono molto di più.
E forse è proprio per questo che alcune fotografie non finiscono nell’archivio. Rimangono attaccate dentro.
UNO AL GIORNO — 19/30
Quando racconto che a volte mi alzo molto prima dell’alba, faccio chilometri in auto e tutto questo solo per andare a fotografare un albero, spesso vedo comparire la stessa espressione: occhi spalancati e una domanda non detta.
Forse è proprio questo che mi sorprende della fotografia: quanto possa sembrare assurdo, visto da fuori, dedicare così tanto tempo a qualcosa di così semplice.
Eppure, per me, quel tempo non è sprecato.
La parola di oggi è ilarità.
UNO AL GIORNO — 18/30
A volte il cielo sembra mettere in scena una battaglia: luce e oscurità, apertura e chiusura, bellezza e inquietudine.
Poi, proprio nel momento in cui tutto sembra tendere verso il grigio, compare una fenditura di luce capace di cambiare completamente la scena.
Ho scattato per quella piccola sorpresa: quando il contrasto, invece di dividere, rende tutto più interessante.
UNO AL GIORNO — 17/30
L’estate è ormai finita e certe piccole abitudini cominciano a cambiare con lei.
Quella fumata dopo il lavoro, fatta con calma in giardino, diventerà sempre più difficile da ritagliare nelle giornate più corte e fredde.
Ho scattato pensando a quanto sia strano accorgersi del passare delle stagioni proprio attraverso questi piccoli rituali quotidiani.
UNO AL GIORNO — 16/30
Ogni giorno il cielo cambia, anche quando pensiamo di averlo già visto mille volte.
Nuvole, aperture, ombre e luce si combinano in forme sempre diverse, e per qualche istante sembrano costruire qualcosa che non si ripeterà nello stesso modo.
Ho scattato per quella sensazione semplice di meraviglia davanti a ciò che cambia continuamente sopra di noi.
UNO AL GIORNO — 15/30
Quando il sole scompare, arriva lei.
Questa sera era solo un piccolo spicchio nel cielo, quasi discreto, ma bastava a cambiare l’atmosfera e a farsi guardare.
Ho scattato per quel richiamo sottile, per la capacità della luna di affascinare anche quando si mostra appena.
UNO AL GIORNO — 14/30
Ci sono mattine in cui tutto ciò che ti aspetta sembra già pesare prima ancora di cominciare.
Poi arriva il sole.
Per pochi minuti la sua luce non cambia nulla, eppure alleggerisce tutto: i pensieri, le preoccupazioni, perfino la giornata che deve ancora iniziare.
UNO AL GIORNO — 13/30
Oggi ho partecipato a una maratona fotografica a Mantova.
Non nutro particolari speranze sul risultato, ma forse non è questo il punto.
Quando dedico tempo alla fotografia, anche solo per cercare, osservare e decidere cosa inquadrare, la mente si alleggerisce.
Mi incuriosisce proprio questo: quanto riesca a liberarmi il semplice atto di guardare con attenzione.
UNO AL GIORNO — 12/30
A volte basta camminare lungo una strada conosciuta per ritrovarsi, all’improvviso, dentro qualcosa che sembra irreale.
Un cavallo bianco, il prato, gli uccelli attorno: per qualche secondo la scena mi è sembrata uscita da un racconto fantastico.
Ho scattato per quella sensazione di tempo fermo, come se il quotidiano avesse aperto una piccola parentesi.
La parola di oggi è sospensione.
UNO AL GIORNO — 11/30
Quando si vive in un luogo magnifico, si rischia quasi di abituarsi alla sua bellezza.
Poi basta una luce diversa, un cielo più scuro, un angolo visto mille volte che improvvisamente cambia volto.
Ho scattato perché, per un momento, tutto mi è sembrato semplicemente bello.
UNO AL GIORNO — 10/30
Per un po’ quell’uomo è rimasto concentrato sullo smartphone.
Poi ha alzato lo sguardo.
Davanti a lui il lago, ancora mosso dopo la tempesta, aveva qualcosa di inquieto e potente.
Mi ha colpito proprio quel passaggio: dallo schermo alla realtà, da qualcosa di piccolo e vicino a qualcosa di enorme e imprevedibile.
Ho scattato in quel momento.
La parola di oggi è curiosità.Che bizzarra idea.
Prendere una macchina fotografica digitale di ultima generazione, capace di una precisione quasi chirurgica, e montarci davanti un vecchio obiettivo progettato decenni fa.
Tutto questo per ottenere qualcosa che assomigli alle fotografie della mia infanzia.
Immagini meno perfette, meno nitide, con colori diversi, qualche incertezza ai bordi, una resa che oggi probabilmente chiameremmo difetto e che allora era semplicemente fotografia.
Forse il punto è proprio questo: usare tutta la tecnologia possibile per cercare di tornare indietro.
Non credo però che sia davvero una simulazione. Nessun obiettivo vintage può ricreare quello che c’era dentro quelle fotografie: le persone, i luoghi, il tempo, soprattutto il modo in cui guardavo il mondo.
Può soltanto suggerirmelo.
E forse è sufficiente.
Perché a volte non cerco una fotografia perfetta. Cerco qualcosa che, anche solo per un istante, abbia il sapore di un ricordo.
UNO AL GIORNO — 09/30
All’alba il cielo si è fatto improvvisamente pesante.
Il temporale avanzava sopra il vigneto, enorme, compatto, quasi schiacciando tutto quello che c’era sotto. La luce del mattino sembrava non riuscire a passare.
Ho scattato per quella sensazione precisa che precede qualcosa di grande e incontrollabile.
La parola di oggi è timore.
Non amo fotografare le persone. Quelle normali, almeno.
Mi mette sempre un po’ a disagio puntare l’obiettivo verso qualcuno. Ho la sensazione di entrare in uno spazio che non mi appartiene, di rubare qualcosa.
Poi però capita di incontrare qualcuno che sembra già appartenere a un altro mondo.
Un Coniglio Mannaro, assassino e bramoso di morte, con un sorriso tutt’altro che rassicurante, seduto su una panchina o in agguato tra gli alberi.
Allora fotografare diventa più facile.
Forse perché non sto più cercando una persona, ma una storia. Qualcosa di sospeso tra il reale e l’assurdo, abbastanza fuori posto da farmi fermare e guardare.
Le persone normali continuo a fotografarle poco.
Quelle strane, invece, hanno decisamente più possibilità.





















