


Non amo fotografare le persone. Quelle normali, almeno.
Mi mette sempre un po’ a disagio puntare l’obiettivo verso qualcuno. Ho la sensazione di entrare in uno spazio che non mi appartiene, di rubare qualcosa.
Poi però capita di incontrare qualcuno che sembra già appartenere a un altro mondo.
Un Coniglio Mannaro, assassino e bramoso di morte, con un sorriso tutt’altro che rassicurante, seduto su una panchina o in agguato tra gli alberi.
Allora fotografare diventa più facile.
Forse perché non sto più cercando una persona, ma una storia. Qualcosa di sospeso tra il reale e l’assurdo, abbastanza fuori posto da farmi fermare e guardare.
Le persone normali continuo a fotografarle poco.
Quelle strane, invece, hanno decisamente più possibilità.
