Note fotografiche
Una fotografia, qualche riga.
UNO AL GIORNO — 14/30
Ci sono mattine in cui tutto ciò che ti aspetta sembra già pesare prima ancora di cominciare.
Poi arriva il sole.
Per pochi minuti la sua luce non cambia nulla, eppure alleggerisce tutto: i pensieri, le preoccupazioni, perfino la giornata che deve ancora iniziare.
UNO AL GIORNO — 13/30
Oggi ho partecipato a una maratona fotografica a Mantova.
Non nutro particolari speranze sul risultato, ma forse non è questo il punto.
Quando dedico tempo alla fotografia, anche solo per cercare, osservare e decidere cosa inquadrare, la mente si alleggerisce.
Mi incuriosisce proprio questo: quanto riesca a liberarmi il semplice atto di guardare con attenzione.
UNO AL GIORNO — 12/30
A volte basta camminare lungo una strada conosciuta per ritrovarsi, all’improvviso, dentro qualcosa che sembra irreale.
Un cavallo bianco, il prato, gli uccelli attorno: per qualche secondo la scena mi è sembrata uscita da un racconto fantastico.
Ho scattato per quella sensazione di tempo fermo, come se il quotidiano avesse aperto una piccola parentesi.
La parola di oggi è sospensione.
UNO AL GIORNO — 11/30
Quando si vive in un luogo magnifico, si rischia quasi di abituarsi alla sua bellezza.
Poi basta una luce diversa, un cielo più scuro, un angolo visto mille volte che improvvisamente cambia volto.
Ho scattato perché, per un momento, tutto mi è sembrato semplicemente bello.
UNO AL GIORNO — 10/30
Per un po’ quell’uomo è rimasto concentrato sullo smartphone.
Poi ha alzato lo sguardo.
Davanti a lui il lago, ancora mosso dopo la tempesta, aveva qualcosa di inquieto e potente.
Mi ha colpito proprio quel passaggio: dallo schermo alla realtà, da qualcosa di piccolo e vicino a qualcosa di enorme e imprevedibile.
Ho scattato in quel momento.
La parola di oggi è curiosità.Che bizzarra idea.
Prendere una macchina fotografica digitale di ultima generazione, capace di una precisione quasi chirurgica, e montarci davanti un vecchio obiettivo progettato decenni fa.
Tutto questo per ottenere qualcosa che assomigli alle fotografie della mia infanzia.
Immagini meno perfette, meno nitide, con colori diversi, qualche incertezza ai bordi, una resa che oggi probabilmente chiameremmo difetto e che allora era semplicemente fotografia.
Forse il punto è proprio questo: usare tutta la tecnologia possibile per cercare di tornare indietro.
Non credo però che sia davvero una simulazione. Nessun obiettivo vintage può ricreare quello che c’era dentro quelle fotografie: le persone, i luoghi, il tempo, soprattutto il modo in cui guardavo il mondo.
Può soltanto suggerirmelo.
E forse è sufficiente.
Perché a volte non cerco una fotografia perfetta. Cerco qualcosa che, anche solo per un istante, abbia il sapore di un ricordo.
UNO AL GIORNO — 09/30
All’alba il cielo si è fatto improvvisamente pesante.
Il temporale avanzava sopra il vigneto, enorme, compatto, quasi schiacciando tutto quello che c’era sotto. La luce del mattino sembrava non riuscire a passare.
Ho scattato per quella sensazione precisa che precede qualcosa di grande e incontrollabile.
La parola di oggi è timore.
Non amo fotografare le persone. Quelle normali, almeno.
Mi mette sempre un po’ a disagio puntare l’obiettivo verso qualcuno. Ho la sensazione di entrare in uno spazio che non mi appartiene, di rubare qualcosa.
Poi però capita di incontrare qualcuno che sembra già appartenere a un altro mondo.
Un Coniglio Mannaro, assassino e bramoso di morte, con un sorriso tutt’altro che rassicurante, seduto su una panchina o in agguato tra gli alberi.
Allora fotografare diventa più facile.
Forse perché non sto più cercando una persona, ma una storia. Qualcosa di sospeso tra il reale e l’assurdo, abbastanza fuori posto da farmi fermare e guardare.
Le persone normali continuo a fotografarle poco.
Quelle strane, invece, hanno decisamente più possibilità.
UNO AL GIORNO — 06/30
Dal vigneto, la chiesa di Portese appariva quasi come una presenza quieta, ritagliata contro il cielo della sera.
Mi ha colpito il contrasto tra il profilo scuro e quella luce calda che ancora resisteva all’orizzonte.
Ho scattato perché, per un momento, tutto sembrava immobile e rassicurante.
La parola di oggi è serenità.
UNO AL GIORNO — 05/30
Qui mi ha fermato il silenzio.
La luce filtrava tra le foglie senza imporsi, lasciando che ombre e piccoli spazi illuminati convivessero nello stesso momento.
Non c’era nulla di spettacolare, ed era proprio questo a rendere tutto così naturale.
La parola di oggi è pace.
Questa fotografia è completamente sbagliata.
Mossa, sfocata, piena di neri chiusi e di luci bruciate. Eppure mi piace.
Mi piace quella silhouette al centro: una madre che tiene per mano le sue due figlie. Mi piace il movimento, il treno che sembra scorrere insieme a loro, la sensazione che tutto stia accadendo troppo velocemente per poter essere fermato davvero.
Ma soprattutto mi piace perché ricordo quel momento.
Forse è questo che a volte dimentico quando fotografo: una fotografia non deve necessariamente essere corretta per essere importante. Ci sono immagini che valgono per ciò che mostrano e altre che valgono per ciò che riescono a riportare indietro.
Questa, per me, fa esattamente questo.
UNO AL GIORNO — 04/30
Mi sono fermato per la luce.
Arrivava bassa, calda, e sembrava appoggiarsi sulle foglie del salice, sul pontile, sull’acqua. Per qualche minuto ha reso tutto più quieto e più netto.
Ho scattato per questo: non per il luogo in sé, ma per come la luce lo stava trasformando.
La parola di oggi è luce.
UNO AL GIORNO — 03/30
C’era qualcosa di semplice in questa scena: il sole basso, le persone ferme sulla riva, qualche gesto rivolto verso il lago.
Niente sembrava avere fretta.
Ho scattato per quella sensazione di equilibrio quieto, quasi sospeso, in cui per un momento tutto appariva al posto giusto.
La parola di oggi è serenità.
UNO AL GIORNO — 02/30
Il cielo era aperto, ma non sereno.
Le nuvole sembravano muoversi in direzioni diverse, mentre la luce cercava spazio tra loro.
Ho scattato per quella sensazione di contrasto: qualcosa che si apre e, allo stesso tempo, continua a premere.
La parola che mi è venuta in mente è tormento.
UNO AL GIORNO — 01/30
Mi ha colpito quella piccola barca vuota, lasciata sulla riva e raggiunta continuamente dalle onde.
Non so se fosse davvero abbandonata, ma in quel momento mi è sembrata così: ferma, esposta, quasi dimenticata.
La sensazione è stata proprio questa: abbandono. Non una sensazione triste, ma quasi liberatoria.



















