Note fotografiche
Una fotografia, qualche riga.
Ci sono fotografie che parlano di distanza, anche quando tutto sembra vicino.
Una persona seduta davanti al lago, un paesaggio immenso alle spalle, lo sguardo rivolto altrove. Non sappiamo cosa stia pensando, chi stia aspettando, o se stia semplicemente cercando un momento tutto per sé.
È questo che mi interessa: lasciare uno spazio vuoto dentro l’immagine.
Uno spazio che chi guarda possa riempire con la propria storia.
Mi interessa sempre meno una fotografia che spiega tutto.
Preferisco quelle che lasciano qualcosa in sospeso. Chi sono? Cosa stanno guardando? Cosa si stanno dicendo? Perché erano lì, proprio in quel momento?
La fotografia, almeno per me, non deve necessariamente dare risposte. Deve lasciare un piccolo dubbio, aprire una possibilità, costringere chi guarda a fermarsi qualche secondo in più.
Forse una buona fotografia comincia proprio quando nasce una domanda.
A volte basta pochissimo perché una fotografia cominci a raccontare, o a porre domande.
Due piedi, una spiaggia di sassi, una ringhiera che divide lo spazio. Non sappiamo chi c’è oltre, né cosa stia facendo.
Ed è proprio questo che mi piace: quando un’immagine non mostra tutto, ma lascia abbastanza spazio per immaginare il resto.
La misura delle cose.
Gli oggetti continuano a occupare uno spazio anche quando le abitudini che li hanno resi necessari cambiano o scompaiono.
Le albe di ottobre sono tra le più belle dell’anno








