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simonezuin fotografo per finta

Note fotografiche

Una fotografia, qualche riga.

Ci sono fotografie che parlano di distanza, anche quando tutto sembra vicino.

Una persona seduta davanti al lago, un paesaggio immenso alle spalle, lo sguardo rivolto altrove. Non sappiamo cosa stia pensando, chi stia aspettando, o se stia semplicemente cercando un momento tutto per sé.

È questo che mi interessa: lasciare uno spazio vuoto dentro l’immagine.

Uno spazio che chi guarda possa riempire con la propria storia.

Mi interessa sempre meno una fotografia che spiega tutto.

Preferisco quelle che lasciano qualcosa in sospeso. Chi sono? Cosa stanno guardando? Cosa si stanno dicendo? Perché erano lì, proprio in quel momento?

La fotografia, almeno per me, non deve necessariamente dare risposte. Deve lasciare un piccolo dubbio, aprire una possibilità, costringere chi guarda a fermarsi qualche secondo in più.

Forse una buona fotografia comincia proprio quando nasce una domanda.

A volte basta pochissimo perché una fotografia cominci a raccontare, o a porre domande.

Due piedi, una spiaggia di sassi, una ringhiera che divide lo spazio. Non sappiamo chi c’è oltre, né cosa stia facendo.

Ed è proprio questo che mi piace: quando un’immagine non mostra tutto, ma lascia abbastanza spazio per immaginare il resto.

Ci sono fotografie che, tecnicamente, sembrano sbagliate. Fuoco incerto, movimento, elementi che entrano nell’inquadratura senza chiedere permesso.
Eppure alcune continuano a tornarmi in mente.
Forse perché non spiegano tutto. Lasciano qualcosa in sospeso: chi è quella persona, cosa sta facendo, cosa sta disegnando, cosa sta succedendo appena fuori dall’immagine?
Mi piace questa fotografia proprio per questo. Non dà risposte. Pone domande.
E a volte una fotografia che lascia una domanda aperta mi interessa più di una perfettamente riuscita.
Ci sono mattine in cui il cielo sembra voler trattenere la notte ancora per un po’.
Le nuvole chiudono quasi tutto, poi all’orizzonte si apre una luce inattesa, intensa, rossa, capace di cambiare per pochi minuti il volto del lago.
È in questi momenti che mi accorgo di quanto la fotografia dipenda anche dall’attesa: esserci, guardare, e lasciare che la luce faccia il resto.
Fotografare il banale, per me, è un buon allenamento.
Costringe a rallentare, a guardare meglio, a cercare qualcosa anche dove apparentemente non succede nulla. Un margine d’acqua, delle foglie, qualche variazione di colore: cose che normalmente passano inosservate.
Forse è proprio questo il punto. Non aspettare sempre qualcosa di straordinario, ma imparare a riconoscere ciò che merita uno sguardo anche dentro l’ordinario.
Perché, a volte, il difficile non è trovare una fotografia. È accorgersi che è già lì.

C’è qualcosa di profondamente poetico nell’attendere il sorgere del sole.

Non succede ancora nulla, eppure tutto sta per cominciare. Il cielo cambia lentamente colore, il lago trattiene la luce, le sagome restano immobili. Si aspetta senza fretta, quasi in silenzio, sapendo che quel momento durerà pochissimo.

Forse è proprio questo il fascino dell’alba: ricordarci che alcune cose non vanno cercate o accelerate. Bisogna soltanto essere lì, aspettare, e lasciare che accadano.

UNO AL GIORNO — 30/30

Il rosa dell’alba, questa mattina, accompagnava il volo degli uccelli.

Una scena semplice, leggera, quasi un saluto.

Ho scattato pensando che forse era il modo giusto per chiudere questi trenta giorni: con qualcosa che passa, cambia direzione e continua il proprio viaggio.

Trenta fotografie, trenta piccoli momenti.

E domani, semplicemente, si ricomincia a guardare.

UNO AL GIORNO — 29/30

Anche nei giorni più difficili, il sole continua a sorgere.

Non risolve ciò che pesa, non cancella le preoccupazioni, ma per qualche minuto ricorda che qualcosa ricomincia comunque.

Ho scattato per questo: per quella luce che arriva ogni mattina e, anche quando sembra poco, porta con sé una forma di speranza.

La parola di oggi è speranza.

UNO AL GIORNO — 28/30

All’alba i colori non hanno bisogno di imporsi.

Arrivano piano, quasi in silenzio: l’azzurro che schiarisce, il rosa, l’arancio appena accennato sull’orizzonte. Tutto sembra più leggero, ancora sospeso tra la notte e il giorno.

Ho scattato per questa delicatezza, per quei pochi minuti in cui la luce sembra limitarsi a sfiorare le cose.

Ci sono luoghi in cui le persone sembrano rallentare senza accorgersene.

Al Festivaletteratura di Mantova succede anche questo: ci si siede, si apre un libro, si sfoglia un giornale, si aspetta qualcuno. Intorno continua a passare gente, ma per un momento ognuno resta dentro il proprio piccolo spazio.

Mi ha colpito proprio questo contrasto: il movimento tutt’attorno e, in primo piano, tre persone immobili, assorbite da qualcosa che stanno leggendo.

Forse la lettura è anche questo: riuscire a creare silenzio in mezzo al rumore.
Ci sono momenti in cui basta allontanarsi un poco per ritrovare le giuste proporzioni.

Una figura piccola dentro uno spazio grande, il verde che si apre tra gli alberi, il cielo che sembra trattenere ancora qualcosa prima della sera.

A volte una fotografia non racconta ciò che sta accadendo. Racconta semplicemente come ci si sente dentro un luogo.

UNO AL GIORNO — 27/30

A volte la bellezza non si presenta in modo evidente.

Può stare in un dettaglio semplice, in un germoglio illuminato dal sole, in qualcosa che rischiamo di oltrepassare senza nemmeno accorgercene.

Ho scattato perché, questa volta, mi è bastato guardare un po’ più attentamente.

La parola di oggi è bellezza.

UNO AL GIORNO — 26/30

A volte fotografare significa anche capire quando non è il momento di scattare.

Ci sono scene che chiedono soltanto di essere guardate, senza dover cercare un’inquadratura o un’immagine da portare a casa.

In quei momenti lasciare la macchina fotografica nella borsa diventa parte dello stesso modo di fare fotografia.

Oggi il sole era lì, e bastava.

La parola di oggi è . . .

UNO AL GIORNO — 25/30

Ci sono mattine in cui basta guardare il cielo per avere la sensazione che la giornata possa cominciare bene.

Il sole compare tra le nuvole, colora l’orizzonte e per qualche minuto sembra mettere ordine a tutto.

Ho scattato per quella semplice promessa di luce che accompagna l’inizio del giorno.

La parola di oggi è sole.

UNO AL GIORNO — 24/30

Questa mattina il sole sembrava fare fatica a trovare spazio.

La luce c’era, ma restava trattenuta dietro il cielo, incapace di accenderlo davvero. Forse è stato proprio questo a spingermi verso il bianco e nero: togliere il colore per raccontarne meglio l’assenza.

Ho scattato per quel contrasto tra ciò che aspettavo di vedere e ciò che il cielo ha deciso di mostrare.

La parola di oggi è colore.

UNO AL GIORNO — 23/30

Primo giorno d’autunno.

Il lago è ancora lo stesso, ma la luce è già diversa. Il cielo si fa più pesante, i colori si abbassano, tutto sembra rallentare.

Ho scattato perché il cambio di stagione, a volte, non ha bisogno di essere spiegato: basta guardare.

La parola di oggi è autunno.

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